Resta dentro il marito geloso e violento

di Tiziano Soresina

Scandiano: l’operaio 45enne piange in aula e si scusa, poi ridimensiona i maltrattamenti. Ma il giudice non gli crede

SCANDIANO. Ha pianto in aula, ieri mattina a Reggio, chiedendo più volte scusa davanti al giudice Alessandra Cardarelli, per poi ammettere di essere roso dalla gelosia, e che questa ossessione nei confronti della moglie ha fatto degenerare la situazione.

Lacrime, scuse, ma anche una ricostruzione molto più soft della delicata vicenda da parte dell’operaio 45enne che, per gli inquirenti, ha invece sottoposto per quasi quindici anni la moglie 50enne ad ogni sorta di minaccia, persecuzione psichica e violenza anche in presenza dei figli minorenni. Lui, al contrario, fa risalire questa escalation all’estate scorsa, spiegando che l’ultimo episodio (per la donna la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso) è accaduto per un diverbio più animato del solito, e la moglie si sarebbe ferita urtando un mobile dell’abitazione.

Un “ridimensionamento” che però non ha convinto il giudice Cardarelli, che dopo un’ora e mezza di camera di consiglio ha ritenuto di mantenere in cella il 45enne (come richiesto dal pm Maria Rita Pantani, titolare dell’inchiesta). L’operaio sarà processato giovedì prossimo. L’avvocato difensore Matteo Marchesini – chiedendo la scarcerazione e in subordine l’allontanamento dalla casa familiare per il suo assistito – ha puntato sul fatto che l’operaio è incensurato ed è lui che mantiene moglie e figli con il suo lavoro, rimarcando quindi che il mantenerlo in carcere metterebbe ulteriormente in ginocchio la famiglia. Tesi difensive non accolte dal magistrato giudicante, e di sicuro hanno avuto un peso diversi fattori: il certificato medico che parla chiaro (rottura di una costola ed altre contusioni; da qui una prognosi di trenta giorni per la donna); l’inquietante ritrovamento di un tubo nella macchina dell’operaio; le testimonianze dei figli, che hanno descritto i ripetuti atti violenti del padre nei confronti della mamma.Tre giorni fa, poco prima delle 15, una disperata richiesta d'aiuto è arrivata al 112. A chiamare disperata, una donna che, dopo essere stata picchiata selvaggiamente dal marito, era riuscita in qualche modo a fuggire e a chiudersi in camera da letto, da dove era poi riuscita a telefonare. I carabinieri, arrivati sul posto, raccolgono vari elementi, oltre alla testimonianza della donna: suo marito, al culmine di un'ennesima lite, le aveva strappato dalle mani il cellulare per poi spaccarlo e, incurante della presenza del figlio, l'aveva colpita con violenza al petto e graffiata sulle braccia e sul collo. Dolorante e distrutta, davanti ai militari la donna ha trovato finalmente la forza di parlare, di denunciare anni di umiliazioni e botte che si era tenuta dentro, piangendo in silenzio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA