«La commissione legalità di Iren? Inattiva sugli appalti, mi dimisi» 

Bini: «Ho già inviato una memoria scritta ma, se la Commissione Ecomafie vuole altri dettagli, andrò Bisogna capire se sono stati conferiti rifiuti pericolosi per la gente. Improponibile riaprire Poiatica»

CASTELNOVO MONTI. «La mia disponibilità ovviamente è massima, comunque ho già avuto modo di comunicare le informazioni alla Commissione Ecomafie attraverso una memoria scritta. Ma ripeto: se mi chiameranno per avere dettagli e spiegazioni, andrò sicuramente». Come sempre non si tira indietro, Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti e presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino, quando gli viene richiesto, in questo caso dal M5S, di ripercorrere le proprie esternazioni e segnalazioni di possibili infiltrazioni o comunque di situazioni poco chiare, in questo caso relative alla discarica di Poiatica.
Gli abbiamo chiesto quali furono i primi momenti in cui fu portato a interessarsi di Poiatica. «Quando ci fu l’assegnazione per la manutenzione della discarica alla Ramm, una ditta che aveva molte ombre, e lo segnalai immediatamente e pubblicamente, e infatti poi l’appalto venne bloccato. Ma già prima c’era stato l’appalto alla ditta Ciampà. Appalti che mi avevano fatto sorgere molti dubbi, e infatti poi la storia successiva di queste imprese ha confermato tali dubbi iniziali». Le perplessità di allora Bini è disposto a riferirle in commissione: «Se mi chiameranno, andrò volentieri, ma segnalo che subito dopo la richiesta che gli stessi rappresentanti del Movimento 5 Stelle avanzarono alla Commissione, nel febbraio 2016, fui contattato dal presidente, che mi chiese una memoria scritta, che io ho provveduto a fargli avere. Ma se ci fosse bisogno di spiegazioni o volessero farmi altre domande, non ho nessun problema».
Nella nuova richiesta avanzata dai pentastellati vengono ricordate anche le dimissioni che Bini presentò dalla Commissione Legalità di Iren, nel 2016. Sulle motivazioni di quella scelta Bini ricorda: «Avevo la netta impressione che Iren non la tenesse in alcun conto: non veniva mai convocata, e intanto si continuavano a fare appalti sulla base del criterio del massimo ribasso. La commissione era nata proprio con l’obiettivo di permettere ai componenti di esprimersi sull’assegnazione degli appalti, e invece il fatto di non venire mai chiamati in causa mi creava un forte disagio. Disagio che non era solo mio: a seguito delle mie dimissioni, infatti, presero la stessa decisione anche i sindaci di Rubiera Emanuele Cavallaro e di Baiso Fabrizio Corti».
L’interessamento della Direzione distrettuale antimafia alla situazione della discarica di Poiatica viene salutata da Bini con soddisfazione, ma al contempo con preoccupazione. «E’ una svolta importante. Le indagini dovranno andare oltre quegli appalti molto discutibili e arrivare a ricostruire quella che era la vita quotidiana della discarica: se ci sono stati conferimenti di rifiuti non tracciabili, occorre mettere in luce tutti i lati oscuri. La preoccupazione principale è capire se sono stati portati materiali e rifiuti in grado di mettere a rischio allora, e forse ancora oggi, la salute dei residenti della zona».
Bini, da sempre in prima fila nella lotta contro la criminalità organizzata, ritiene che «questo nuovo filone di inchiesta debba mettere in modo netto e definitivo la parola fine sulla storia della discarica di Poiatica. A questo punto, sono convinto che qualsiasi ipotesi di riapertura o conferimento di ulteriori rifiuti è del tutto improponibile».
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