Beatrice, stroncata da una malattia a dodici anni

di Francesca Manini

Frequentava la seconda media al “Maria Ausiliatrice” di Bibbiano. Si è spenta all’ospedale Regina Margherita di Torino 

REGGIO EMILIA. Ha lottato con coraggio e fiducia fino alla fine, senza mai perdere il sorriso e la dolcezza che l’hanno sempre contraddistinta e che rimarranno di lei il ricordo più caro. Ieri mattina poi la notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere.

Beatrice Maurone, 12 anni, residente a San Bartolomeo, si è spenta all’ospedale Regina Margherita di Torino circondata dall’affetto dei suoi cari. A strapparla loro un male incurabile che le era stato diagnosticato un anno e mezzo fa, alla Vigilia di Natale, e che l’aveva portata a curarsi all’Ospedale dei Bambini di Parma prima e nel capoluogo piemontese poi, città d’origine della famiglia materna.

I funerali sono fissati per venerdì pomeriggio alle 15 nel Duomo di Reggio Emilia, mentre la salma dovrebbe rientrare da Torino nella giornata di oggi per ricongiungerla all’abbraccio di amici e parenti. A piangerla sono i compagni, gli insegnanti e le suore della scuola paritaria salesiana Maria Ausiliatrice di Bibbiano, in cui Beatrice stava frequentando la seconda media dopo aver terminato lì il percorso quinquennale delle elementari.

Tra l’incredulità e il dispiacere, gli amici delle due classi seconde hanno subito voluto recitare per lei una preghiera stringendosi in un commosso abbraccio e ricordando i bei momenti vissuti insieme, dalle lezioni al corso di cucina. Forte è il dolore anche tra gli amici del circolo di equitazione Cere in cui si era distinta per la passione per i cavalli che condivideva con la famiglia, in particolare con il fratello Riccardo, un amore che coltivava tra allenamenti, gare e lettura di riviste di settore.

Forte e generosa, bella e sorridente, introversa e sognatrice, discreta ed entusiasta, nei mesi di malattia il sogno di guarire per poter tornare a cavalcare è sempre stato forte in lei che al proprio Circolo aveva voluto e vissuto in allegria e spensieratezza la sua festa di compleanno del giugno scorso.

Poi a luglio l'inaspettata notizia del riacutizzarsi della malattia, le nuove cure e la speranza, mai venuta meno, di tornare a una quotidianità fatta di famiglia, scuola, sport e tempo libero speso in piena libertà, all'aria aperta o ai videogiochi, come tutti i suoi coetanei.

«Era il nostro angelo, non si è mai lamentata un attimo nonostante il dolore dimostrando un coraggio che dev’essere d’esempio per tutti noi - la ricorda la famiglia - dolce, carina, era capace di farsi volere bene tanto che medici e infermieri a Torino hanno pianto tanto insieme a noi. Amava passare il tempo a disegnare regalando poi a tutti le sue creazioni e partecipava con entusiasmo alle proposte ricreative fatte dall’ospedale come la collaborazione per le ceramiche Thun, non si è mai persa d’animo. Facciamo tesoro del suo insegnamento anche se ora il dolore è indescrivibile».