Rombaldi, un testimone paga cara la deposizione 

Causa civile, Chiossi diffamò l’ex vigile Dazzi: risarcimento da ottomila euro L’avvocato Nizzoli: «Strumentalizzò, per vendetta, il suo ruolo nel processo»

REGGIO EMILIA. Con l’assoluzione definitiva dell’ex vigile Pietro Fontanesi – decretata il 2 marzo scorso dalla Cassazione – resta senza un colpevole l’omicidio del chirurgo Carlo Rombaldi avvenuto nel 1992. Ma se il cold case non è stato risolto dopo quasi un quarto di secolo, è invece giunta a conclusione una causa civile di risarcimento-danni che affonda le radici proprio nel delicato processo su quell’ancora oscuro delitto. Un procedimento innescato da un altro ex vigile – cioè Milton Dazzi – che ha ritenuto di essere stato diffamato (da qui la richiesta di 100mila euro di danni) non solo dalla deposizione resa in Assise, nel maggio del 2013, dall’agricoltore Franco Chiossi, ma anche dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso qualche settimana prima alla Gazzetta.

L'agricoltore di Cadelbosco Sopra in quell'intervista sostenne di «sapere molte cose», rispetto al delitto Rombaldi, benché chiarisse di non aver mai conosciuto la vittima e di aver visto solo qualche volta l'allora imputato. Quando venne il momento di parlare in aula, la sua testimonianza fece riferimento a un avvertimento che nel 1992 avrebbe raccolto da due persone - già decedute - a Sesso. «Mi dissero di stare attento ad un uomo, perché aveva ucciso» aveva spiegato davanti ai giudici. Quell'uomo secondo lui sarebbe stato l'ex vigile Dazzi.

Una testimonianza la sua che, alla fine, non diede alcun contributo fattivo al processo. Bensì, venne soprattutto fuori un antefatto tra Chiossi e Dazzi: una zuffa molti anni prima tra i due, culminata in reciproche denunce e in condanne a cui entrambi vennero infine sottoposti. Un episodio rispetto al quale Chiossi, anche nell'intervista al nostro quotidiano, chiedeva la riapertura del caso, ritenendo che quel giorno venne aggredito.

Il giudice civile Simona Di Paolo ha ritenuto diffamato Dazzi, condannando Chiossi al pagamento di 8mila euro di risarcimento-danni. Per il magistrato giudicante la “lesione alla reputazione del Dazzi – rimarca nella sentenza il giudice civile – deve essere individuata più che nel riferimento all’episodio dell’aggressione, al presunto coinvolgimento dello stesso nell’omicidio Rombaldi, coinvolgimento che si desume dall’articolo in questione e che traspare in modo evidente nel corso dell’interrogatorio”. Una portata lesiva delle dichiarazioni che il giudice Di Paolo ha comunque ritenuto solo in parte “temperate” dalla scarsa attendibilità data alle parole dell’agricoltore nel processo e sul giornale.

«Questa storia è stata una strumentalizzazione del processo Rombaldi – commenta l’avvocato Alessandro Nizzoli che ha tutelato l’ex vigile Dazzi – perché Chiossi, a scopo di vendetta, ha usato molto male la notorietà che gli aveva dato l’essere testimone in un procedimento così importante. E tutto ciò è stato colto dal giudice».
La sentenza civile può essere impugnata entro sei mesi dalla pubblicazione.