Don Daniele vescovo «Non abbiate paura di fare scelte difficili» 

di Giuseppe Boi

Il prete di Bagnolo da oggi alla guida della diocesi di Crema Ecco il suo abbraccio alla comunità e il suo monito ai giovani

BAGNOLO IN PIANO. Da oggi non sarà più don, ma monsignore. Daniele Gianotti, 60 anni, sacerdote dal 1982, riceve oggi, alle 16,30 nel Duomo di Reggio Emilia, la consacrazione episcopale per l’imposizione delle mani del vescovo Massimo Camisasca. Il prete teologo e musicista, da sempre impegnato nel sociale, nel cammino missionario e nella catechesi ed educazione dei giovani, lascia la parrocchia di Bagnolo in Piano e la diocesi di Reggio-Guastalla per diventare il nuovo vescovo di Crema.
Don Daniele risponde alla chiamata di papa Francesco e comincia la nuova missione nel segno del ricordo e rispetto della sua terra, della comunità dei fedeli che ha guidato e dei tanti giovani che ha incontrato in oltre 30 anni di ministero: «Porterò per sempre con me il ricordo di Reggio Emilia, della sua diocesi, di Bagnolo in Piano e, più in generale, della mia terra. Non si può dimenticare la vivacità e l’intraprendenza della nostra società e della nostra chiesa».
Cosa le hanno lasciato questi anni di missione nella chiesa reggiana?
«Ho ricevuto molto, moltissimo. Tanti doni ed esperienze grazie all’aiuto, all’amicizia e alla disponibilità di tutti a Calerno (il suo paese natale, ndr), a Reggio Emilia, in tutta la diocesi e, naturalmente, a Bagnolo in Piano».
Qual è lo stato di salute della società reggiana?
«È una società in cui ci sono ancora tante risorse. Negli anni non si è persa l’intraprendenza, l’operosità e l’imprenditorialità. E tutto questo nonostante la crisi che si avverte forte anche in questa terra».
Cosa le è rimasto impresso in particolare ?
«Stupisce la capacità di non farsi sconfiggere dalla crisi nonostante la comprensibile fatica, le preoccupazioni e le paure. La società reggiana è comunque capace di misericordia e accoglienza nei confronti di chi è in difficoltà, dei poveri, dei migranti, degli ultimi».
Durante il suo ministero ha maturato una lunga esperienza con i ragazzi, cosa consiglierebbe ai giovani di oggi?
«Gli consiglierei soprattutto di non avere mia paura di fare delle scelte».
Una cosa non facile visto le tante difficoltà dell’epoca che stiamo vivendo.
«Il rischio è che si barcamenino tra le tante possibilità che offre in generale questa società e in particolare il loro mondo. Opportunità che però rischiano paradossalmente di generare tante incertezze».
Cosa devono fare per non farsi travolgere?
«Devono trovare e avere il coraggio di buttarsi e fare delle scelte importanti anche se difficili. E devono farlo in tutti i campi: nel lavoro, nella famiglia, nella fede».
Torniamo a Bagnolo, il suo ultimo incarico nella diocesi di Reggio-Guastalla, qual è stato il momento più bello?
«A Bagnolo ho vissuto poco e, in ogni caso, è difficile dire quale sia stato il momento più bello. Certo questa comunità ha dei valori importanti che ho imparato ad apprezzare condividendo insieme ai miei parrocchiani un cammino di fede nel Signore».
Fedeli, dunque, ancora capaci di riunirsi e di percorrere un cammino comune.
«Sì. In tutti questi anni ho vissuto giornate di gioia attraverso le varie esperienze di condivisione con i ragazzi e le loro famiglie. Momenti bellissimi sono stati i campi estivi vissuti nella preghiera ma anche nello svago: mangiando, ridendo, condividendo la gioia del divertimento e del riposo».
Ai bei momenti fanno sempre da contraltare quelli brutti, qual è stato il peggiore che ha vissuto in questi due anni?
«Il momento più difficile lo ho vissuto poco dopo essere arrivato a Bagnolo. Sono stato emotivamente colpito dalla morte di una bambina di appena un giorno. Ho dovuto celebrare un funerale drammatico, ma sono stato aiutato dalla stessa famiglia della piccola».
Insomma, vi siete fatti forza a vicenda.
«Lo loro fede e la loro fiducia nel Signore è stata di grande sollievo anche per me».
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