Reggio Emilia: stalking, aggressioni e manifesti porno, condannato Rinaldi  

di Tiziano Soresina

Ennesimo processo sui suoi comportamenti nel palazzo. Dovrà risarcire tre parti civili. La difesa: «Fastidi, non reati»

REGGIO EMILIA. Da quasi quattro anni non abita più nella palazzina “La rotonda” di via Asioli – è stato sfrattato – ma ieri per l’83enne Faustino Rinaldi è arrivata una condanna per due reati (stalking e lesioni) dietro cui annotiamo una serie di comportamenti dell’anziano in quel condominio che lasciano a di poco sbigottiti: urla a tutte le ore del giorno e della notte (tenendo perennemente la porta dell’appartamento aperta...), appostamenti, pedinamenti, offese, minacce, un gusto sfrenato per le immagini a mo’ di poster anche oscene (tazebao affissi alle finestre e sulla porta dell’abitazione) e litigi con tanto di mani addosso sia ad un avvocato e alla madre di quest’ultimo che vive nell’edificio, sia ad una ex dipendente del tribunale (pure lei residente nel palazzo).

Il giudice Luca Ramponi non ha ritenute provate le lesioni ad una quarta persona (è un altro condomino), per tutto il resto, invece, il magistrato non ha avuto dubbi e ha condannato Rinaldi ad un anno e sette mesi di reclusione (un mese in più rispetto a quanto chiesto dal pm Laura Piemonti), oltre al pagamento delle provvisionali, cioè 4mila euro complessivi al legale e alla madre (costituitisi parte civile tramite l’avvocato Giorgio Boiardi) e 3mila euro all’ex dipendente del palazzo di giustizia (costituitasi parte civile attraverso il legale Eugenio Chierici).

Le richieste degli avvocati di parte civile erano state più alte (35mila euro come provvisionali e 65mila euro come risarcimenti-danni da valutarsi in sede civile), logica conseguenza dell’inferno vissuto fra il 2009 e il 2013 dai loro assistiti. «Non c’è prezzo per tutti questi anni di paura – ha rimarcato l’avvocato Boiardi – perché nel condominio la situazione era gravissima. Ogni giorno i residenti sono stati vittima di aggressioni, ingiurie, molestie. Per non parlare delle immagini scurrili in parti dell’edificio ben visibili ai minorenni. E Rinaldi non si è mai scusato, mai un segno di pentimento». Sulla stessa falsariga l’arringa dell’avvocato Chierici: «Un clima di terrore che era continuato nonostante gli interventi delle forze dell’ordine. Ancora adesso la mia assistita di notte rivive quelle angosce. Ha vissuto in uno stato ansioso per anni, quell’uomo la perseguitava».

L’imputato è in aula, in passato ha affrontato altri processi per i rapporti con il vicinato. Si è portato appresso un borsone di plastica pieno di documenti: è difeso d’ufficio dall’avvocato Paolo Bertozzi. «Non vorrei avere l’imputato nel mio condominio – entra nel merito il difensore – ma un conto sono i comportamenti che possono non piacere, un altro che vengano commessi dei reati. E nel caso di Rinaldi sono usciti in aula solo dei fastidi ed anche sulle lesioni vi sono diverse contraddizioni. Va assolto». Il giudice Ramponi ha dato una “lettura” diversa ai fatti ricostruiti in udienza.