Cavriago, perseguitata dall’ex marito: «Vivo nell’ansia ma non scapperò»  

di Jacopo Della Porta

Il coraggio di una madre: «Io e mio figlio ci siamo costruiti una vita qui, non vogliamo andare via»

CAVRIAGO. «Sapevo che saremmo arrivati a questo punto. Per questo cercavo un aiuto da mesi. Sono contenta che ora un giudice abbia preso questa decisione e ringrazio i carabinieri di Cavriago che mi sono stati vicini e hanno fatto anche più del loro dovere». La donna di 35 anni, perseguitata da mesi dall’ex, ha tirato un sospiro di sollievo quando ha appreso del provvedimento della magistratura (che ha disposto il carcere per l'ex marito, che il 26 marzo ha accoltellato suo padre, ferendolo in modo lieve).

Quando sono iniziati i problemi con il suo ex marito?
«La mia prima denuncia è del maggio 2016, poi ci siamo separati a dicembre dello stesso anno. Certi comportamenti aggressivi però li ha sempre avuti. Poi sono peggiorati, perché non accettava la fine della relazione».

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Perché questa incapacità di accettare la fine di una relazione? Se l’è chiesta?
«Stiamo insieme da quando avevo 17 anni. È stato il mio primo fidanzato e poi ci siamo sposati. Credo che un uomo non si rassegni. Pensava che lo perdonassi, perché l’avevo perdonato tante altre volte. La separazione è arrivata proprio per questi atteggiamenti folli».

Ogni giorno di sente di donne vittime di stalking e, purtroppo, spesso anche di femminicidi. Su di lei che effetto fanno queste storie?
«Sapevo che potevo essere una di quelle ragazze, che potevo finire così anch’io. Ma mi dico sempre che non voglio essere uno di quelle donne. Sono forte e tenace. Senza la mia tenacia sarei scappata, tornata al mio paese dove ho una casa, dove vivono i miei genitori. Ma non l’ho fatto. Mi sono fatta una vita qua, lavorando dalla mattina alla sera. Ho i miei vicini, le mie amiche, e mio figlio ha le sue amicizie. Perché dovrei andarmene via io?»

Lei ha un bambino piccolo. Come vive questa situazione?
«È molto attaccato a me, è solare, molto intelligente. Sta bene. Quando ho cambiato numero di cellulare e il padre ha smesso di chiamarmi tutti i giorni, anche lui è stato contento».

Il suo ex marito come vive l’allontanamento dal figlio?
«Lui è concentrato su di me. Il giudice nel dicembre scorso ha emesso un ordine che impedisce al mio ex di avvicinarsi a me e a nostro figlio. Se fosse capitato a me una cosa del genere, avrei fatto di tutto per comportarmi bene e poter tornare a vedere mio figlio. Non avrei certo pensato al mio ex. Lui invece no».

Quali sono i comportamenti messi in atto da suo marito che l’ha spinta a lasciarlo?
«Una volta mi ha ferito con un ombrello, ho il referto medico. Dopo la separazione, ha iniziato a minacciarmi, tempestarmi con delle telefonate, che sono tutte registrate. Mi seguiva. Andavo al lavoro e lo trovavo, andavo a mangiare una pizza e lo trovavo. Ha cercato di screditarmi con tutte le persone che conosco e frequento. Raccontava cose brutte su di me».

Veniamo all’episodio del 26 marzo, l’aggressione a suo padre.
«Stavamo tornando a casa. Mio padre guidava, c’eravamo io e mio figlio. Ha bloccato l’auto di mio padre, è sceso, ha aperto la portiera e gli ha puntato il coltello alla gola, ferendolo».

Poi lei ha usato lo spray al peperoncino.
«Ero attrezzata. Da mesi ho sempre con me il mio spray al peperoncino. Sapevo bene che cosa poteva accadere. Poi per una settimana me ne sono andata a centinaia di chilometri di distanza, sperando che qualcuno potesse aiutarmi. Adesso spero che lui paghi per quello che ha fatto, perché non ne posso più di vivere nell’ansia».