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Aemilia, la Regione: "Dalle mafie gravi danni alla nostra economia"

L'assessore alla Legalità Mezzetti depone come parte civile al maxi processo. Il presidente Bonaccini: "Lotta alle mafie pilastro dell'azione di governo"

REGGIO EMILIA  La mafia in Emilia-Romagna ha fatto danni «non solo morali o di immagine», ma che «incidono direttamente sull'economia, con gravi distorsioni per il mercato e con il rischio concreto di disincentivare gli investimenti nazionali ed esteri in Emilia-Romagna, una regione che da sola vale il 9,1% del Pil nazionale».

Parola del presidente della Regione Stefano Bonaccini, nel giorno della deposizione da parte dell'assessore regionale Massimo Mezzetti al processo Aemilia in corso a Reggio Emilia. Mezzetti, titolare della legalità, ha parlato in aula come delegato della regione, che si è costituito parte civile. «La costituzione di parte civile, quindi - ha aggiunto Bonaccini - non è affatto solo un atto simbolico, è invece doverosa perchè le istituzioni devono avere la lotta alle mafie e all'illegalità quale pilastro dell'azione di governo».

L'esistenza della 'ndrangheta in Regione, secondo Mezzetti, implica «l'instaurazione e il consolidamento in settori della vita socio-economica dei metodi di intimidazione, di omertà e di sudditanza psicologica».

Questo sistema criminale ha quindi «deformato il corretto svolgersi del vivere civile, alterando l'immagine fisiologica dell'ente e pregiudicando investimenti e attività produttive». In particolare, dal punto di vista del danno patrimoniale, ha detto Mezzetti, «si deve considerare la lesione delle potenzialità economiche, dello sviluppo turistico e delle attività produttive che consegue all'operatività delle consorterie criminali sulle aree di riferimento». Indici presuntivi che possono essere applicati anche rispetto all'esistenza di un danno non patrimoniale