Bibbiano, ammazza il fratello: ora risarcisce i nipoti  

di Enrico Lorenzo Tidona

In udienza Major Singh fa consegnare un acconto da 10mila euro ai famigliari di Lakhvir, costituiti parte civile

BIBBIANO. Ha ucciso il fratello a sprangate dopo aver scoperto che la vittima avrebbe tenuto per sé parte dei proventi derivanti dalla vendita di terreni cointestati in India. Un movente economico, quindi, già confessato durante gli interrogatori e oggetto di scuse ai famigliari. Scuse alle quali è seguita, ieri, la consegna di un assegno da 10 mila euro a famigliari della vittima, quale anticipo per il risarcimento del danno derivato dal delitto. È la prima puntata del procedimento penale relativo al delitto di Bibbiano avvenuto nel 2016.

La vittima, Lakhvir Singh (cittadino indiano di 42 anni), è stato ucciso un anno fa in una casa al Ghiardo. L’assassino, il fratello Major Singh, era presente ieri in udienza, davanti al gip Dario De Luca, al quale l’avvocato difensore Federico De Belvis ha chiesto il giudizio abbreviato dopo aver riportato anche la rivelazioni venuta a galla dall’interrogatorio del suo assistito, che non avrebbe agito con premeditazione.

La vittima da tempo si era trasferita a Londra con la moglie e la famiglia, alla quale ieri è stata accolta la richiesta di costituzione di parte civile (madre e due figli minorenni), rappresentati dall’avvocato Angelo Russo. Lakhvir Singh era tornato a Bibbiano per prendere il padre infermo e portarlo con sé a vivere in Inghilterra, dove avrebbe anche comprato una casa.

«Non ho premeditato l’omicidio, ho agito d’impulso, e l’arma che mi ha visto costruire il testimone nell’azienda agricola non c’entra con il delitto, perché è ancora sotto il mio letto. Quella con cui ho ucciso l’hanno trovata subito i carabinieri», è stata la dichiarazione ribadita ieri da Major Singh con l’avvocato Federico De Belvis, difensore del garzone 38enne che lavorava al caseificio Scalabrini.

Un delitto che avvenne nell’abitazione di via Madonna di Gavasseto 1, ancora sotto sequestro e dove gli inquirenti hanno effettivamente trovato, pochi giorni fa, l’altra arma (un tubo metallico di circa un metro con annesso un morsetto che stringe una lama di una ventina di centimetri) indicata dal garzone nell’interrogatorio, che non è quella del delitto. Un testimone aveva visto Singh costruire un’arma nei giorni precedenti il delitto, come riportato poi al pm Giulia Signani. Da qui l’aggravante della premeditazione. La discussione dell’abbreviato è stata fissata per il luglio prossimo.
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