Core, si chiude il cerchio con la Gastroenterologia 

di Roberto Fontanili

È pronto anche l’ultimo reparto che da lunedì prossimo sarà operativo. Il protagonista è un angiografo digitale robotizzato 

REGGIO EMILIA. È il reparto per il quale c’è voluto più tempo, ma alla fine la struttura di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva del Santa Maria Nuova, che sarà inaugurato domani alle 10, ha traslocato nel Core, dove da lunedì sarà pienamente operativa.

Il nuovo reparto diretto da Romano Sassatelli si sviluppa su 1.550 metri quadrati al piano terra del Core e oltre a sale di aspetto e spazi di servizi è dotata di cinque sale per gli esami endoscopici.

Nella più grande di queste è alloggiata “la macchina” attorno alla quale ruota tutto il reparto. L’angiografo digitale robotizzato, unico strumento del genere in Italia e uno dei pochi in Europa e nel mondo che è in grado di acquisire, trasformare e trasmettere radiografie, tac e risonanze magnetiche e consente una navigazione tridimensionale sul paziente.

Che significa per medici e tecnici disporre di uno strumento innovativo che consentirà la messa a punto di nuove procedure non solo in ambito endoscopico – digestivo, ma anche un suo utilizzo multidisciplinare. La sala ibrida, (questo il nome della sala che ospita l’angiografo), sarà utilizzata anche dagli specialisti di Radiologia Interventistica, Neurochirurgia e Chirurgia Vascolare.

Proprio la complessità delle tecnologie di cui è dotato il reparto (pari a un valore di 3,7 milioni di cui uno solo per il costo dell’angiografo, rispetto ai 6 milioni di euro di tecnologie presenti nel Core) dà la misura dell’investimento realizzato.

La visita di ieri ai nuovi locali, accompagnati dai vertici aziendali, ha confermato la filosofia su cui da tempo l’ospedale è orientato, mettendo in parallelo la qualità delle cure, l’accoglienza e l’assistenza alla persona.

Come hanno fatto rilavare il direttore generale Fausto Nicolini, il direttore sanitario Giorgio Mazzi e il primario Romano Sassatelli, che ha spiegato come la mission del proprio reparto sia quella di «servire e proteggere il paziente».

Nicolini invece ha rimarcato come «in questo modo si sia arrivati al completamento del Core, sia stato dato giusto spazio a un reparto che fin dalla sua nascita sotto la guida di Giuliano Bedogni, ha fatto scuola in Italia e ci sia stata la conferma del rapporto stretto tra la città e il suo ospedale».

L’angiografo, infatti, è stato acquisito grazie ad una donazione congiunta di Fondazione Manodori (800mila euro) e Onlus Apro (500mila euro). Che, come hanno detto il presidente della Fondazione Gianni Borghi e di Apro Giovanni Fornaciari, si sono fatti carico dell’angiografo e di altre attrezzature per il reparto. «Un impegno che continuerà anchein futuro a fianco dell’ ospedale».