Morte atroce, condannato l’ospedale  

di Carlo Gregori

Deciso il risarcimento di 530 mila euro ai famigliari per il calvario di un pensionato di Castellarano trafitto da uno strumento diagnostico 

CASTELLARANO. Rimase trafitto alla pancia dal pezzo di uno strumento diagnostico e riportò lesioni che gli provocarono una degenza di 91 giorni fatti di atroci sofferenze e tre interventi, purtroppo inutili in quanto morì.

Il giudice civile di Modena, a 9 anni dai fatti, aveva condannato l’Ausl modenese a risarcire i famigliari, che però ritenevano la somma stabilita inadeguata a quanto accaduto. Ora la Corte d’appello di Bologna l’ha aumentata tenendo conto soprattutto della “catastrofe” subita dal paziente e del danno biologico.

Ma non ha considerato risarcibile la morte conseguente all’accaduto.. Il caso riguarda un pensionato 67enne di Castellarano che nell’agosto 2005 andò all’ospedale di Baggiovara (Modena) per una ecoendoscopia. Durante l’esame accadde che un pezzo della strumentazione – per motivi mai chiariti – uscì dal suo percorso prestabilito e perforò il duodeno del paziente, causandogli una gravissima lesione. Non solo: gli causò anche un dolore lancinante e insostenibile.

I medici riconobbero immediatamente la gravità del caso e ricoverarono il pensionato. Nel corso del tempo, siccome il pensionato non migliorava e il dolore persisteva, lo operarono per ben tre volte, arrivando, secondo i famigliari, anche a «una erronea esecuzione delle prestazioni mediche». Nel novembre 2005, dopo 91 giorni di agonia, il paziente morì.

L’inchiesta venne archiviata alcuni mesi dopo senza che fosse emerso nulla di significativo: per la Procura di Modena, non c’era nulla di penalmente rilevante. Ma la vedova e il figlio, assistiti dall’avvocato Moreno Merciari, non hanno desistito e hanno intentato una causa civile per chiedere il risarcimento. Durante le prime udienze, l’Ausl ha risarcito 370mila euro in via bonaria, quindi senza ammissione di colpa.

Ma i famigliari hanno chiesto anche un risarcimento che compensasse la sofferenza fisica e psichica del pensionato: un calvario lungo tre mesi. Il giudice del Tribunale civile di Modena ha concluso il processo condannando l’Ausl a pagare 420mila euro che, tolto il risarcimento bonario, consistevano in 50mila euro per i due familiari.

I giudici della Corte civile d’appello hanno invece riconosciuto che ciò che spettava a vedova e figlio era molto di più. Innanzitutto, andava considerato il cosiddetto “danno catastrofale”, che avviene quando il paziente subisce una lesione grave subita in modo cosciente, e quindi in piena sofferenza psichica, fino al decesso. In questo caso i giudici hanno aumentato di 230mila euro il risarcimento.

Considerando l’adeguamento di altri danni patiti e delle spese funebri, la somma finale ora fissata arriva a 530mila euro. Che, tolti i 370 mila euro già consegnati, ammonta a 80mila euro alla vedova e altrettanti al figlio.

«Siamo soddisfatti della sentenza d’appello – spiega l’avvocato Merciari –. Purtroppo non è stato riconosciuto il danno da morte. La Cassazione civile riconosce che va risarcito, ma una recente sentenza delle sezioni unite ha fatto marcia indietro, e oggi l’orientamento è di non risarcire».
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