Più di 14 milioni per chiudere Poiatica 

di Adriano Arati

È la cifra accantonata da Iren al 31 dicembre scorso, potrebbe bastare per dare vita al percorso “post mortem”

CARPINETI. Più di 14 milioni di euro a disposizione per gestire il percorso della discarica di Poiatica sino alla chiusura definitiva del sito. Una cifra imponente che potrebbe essere sufficiente a coprire i costi di ripristino ambientale di Poiatica, secondo il consigliere regionale di Sinistra Italiana Yuri Torri.
Il dato arriva dalla risposta che l'assessore regionale all'Ambiente, Paola Gazzolo, ha dato in aula ieri al consigliere reggiano, autore poche settimane fa di un’interpellanza sulla sempre discussa discarica carpinetana. La Gazzolo, nella sua relazione, ha fornito «due dati certi»: il primo è la cifra già accantonata da Iren – gestore di Poiatica – per il cosiddetto percorso “post mortem”, superiore ai 14 milioni di euro, mentre il secondo è una data ufficiale per il completamento dello studio sulla discarica affidato diversi mesi all'università di Bologna.
«Una risposta con alcuni aspetti positivi – racconta Torri – che non cambia la linea da noi sostenuta, come gruppo di Sinistra Italiana, fin dalla chiusura del sito: la richiesta di ripristino ambientale del deposito rifiuti, senza ulteriori sversamenti».
«Sottolineo anche – avvisa – che la nostra attenzione su questo tema continuerà ad essere massima».
La cifra più interessante è quella sulla cifra accantonata al 31 dicembre 2016 da Iren per le attività di post mortem, pari a 14.374.137 euro. Una somma molto importante, ma pure i costi di ripristino di un’area usata per il deposito di rifiuti sono elevatissimi.
«I conti precisi non si possono certo ancora fare – continua il consigliere regionale di Sinistra Italiana – e i costi sono sicuramente elevati. Però, in base alle cifre circolate sino ad ora, questi 14 milioni di euro potrebbero essere sufficienti per coprire le spese per il “post mortem”».
Se i vecchi “preventivi” fossero confermati, questa almeno è l'idea, si potrebbe arrivare alla chiusura definitiva senza bisogno di attingere ad altre risorse economiche. Risorse economiche che – temono le realtà contrarie al prosieguo dell’attività a Poiatica – si vorrebbero ottenere ospitando nel complesso altri rifiuti cosiddetti “speciali”.
Paola Gazzolo ha parlato poi dello studio universitario che, alcuni mesi fa, ha riavviato le polemiche. Il comitato “Fermare la discarica” lo ha citato sostenendo che l’indicazione contenuta nel lavoro prevedeva di seguire la strada più vantaggiosa economicamente, ovvero quella del conferimento di altri “rifiuti speciali”.
La versione definitiva sarà pronta fra un mese e solo a quel punto inizieranno le valutazioni ufficiali e i confronti con gli enti locali e le realtà reggiane coinvolte nella partita.
«Di certo continueremo a tenere alta l'attenzione in attesa dell’avvio del confronto con gli enti locali, ricordando che la Regione non deve perseguire fini commerciali, ma garantire in ogni caso la sicurezza ambientale e dei cittadini», ha concluso Yuri Torri.
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