Maxi frode, 3 reggiani a processo 

di Tiziano Soresina

Erano i vertici della Predieri Metalli poi fallita. Per i pm è Ciancimino la mente della banda dell’acciaio 

REGGIO EMILIA. Con la testimonianza-fiume di un finanziere di Ferrara che ha seguito le indagini, è entrato finalmente nel vivo l’atteso processo che ha come filo conduttore – secondo l’accusa – l’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale.
IL VERTICE. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si tratta di una maxi frode con l’acciaio (130 milioni di euro, 100 di imposte e 30 di Iva) che ha come imputato principale Massimo Ciancimino, figlio del noto mafioso don Vito che fu sindaco di Palermo. Da fine gennaio Ciancimino è in carcere (attualmente a Velletri) dove sta scontando la pena per riciciclaggio e detenzione di esplosivo: ieri non si è presentato in aula, rappresentato comunque dal suo legale. In una sua “incursione” in tribunale a Reggio, Ciancimino ha già anticipato la sua difesa: nega di essere il capo promotore e di aver solo perso fior di quattrini nell’operazione finanziaria finita nell’inchiesta.
IL PENTITO. Come non si è presentato un altro nome importante di questo procedimento, cioè Paolo Signifredi che è considerato dall’Antimafia l’uomo dei conti di Nicolino Grande Aracri: il contabile ora è un collaboratore di giustizia e si trova agli arresti domiciliari in una località segreta. In videoconferenza è già stato sentito nel maxi processo Aemilia in corso a Reggio e presumibilmente verrà seguita la stessa strada in questo processo dove viene accusato di essere un sodale di Ciancimino.
Piuttosto complesso l’iter che ha portato alla riunione di due filoni investigativi, il che significa 20 imputati, ben 92 faldoni d’atti d’indagine (l’accusa è sostenuta dai pm Valentina Salvi e Giulia Stignani), il profilarsi di una lunga serie di udienze davanti al collegio giudicante presieduto da Alessandra Cardarelli (a latere i magistrati Luca Ramponi e Simone Medioli Devoto).
DA FERRARA A REGGIO. Partito in tribunale a Ferrara, poi per competenza il processo è stato trasferito a Reggio, visto che per gli inquirenti la società «cartiera» Errelle aveva sede legale a Reggio, quella operativa a Ferrara e triangolazioni con società parallele a Panama. E sempre a Reggio, dal punto di vista giudiziario, avrebbe avuto origine l'associazione a delinquere. A sorpresa non si è costituita parte civile l’Agenzia delle Entrate.
TRE REGGIANI. Fra gli imputati anche tre reggiani che erano i vertici dell’azienda “Predieri Metalli” poi fallita: stiamo parlando dell’allora rappresentante legale 86enne Remo Predieri, il consigliere 57enne Marco Predieri e il direttore commerciale Italo Fantuzzi).Ovviamente tanti gli avvocati difensori in campo, fra cui i reggiani Marco Fornaciari, Liborio Cataliotti, Nino Ruffini e Tommaso Lombardini, inoltre d’ufficio è stata nominata Ljdia Bruno a tutela di Signifredi che oltre a non essere presente non era rappresentato da nessun legale.
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