Bini alla commissione ecomafie: ''Rifiuti, controllate anche nelle cave della montagna Reggiana''

Il sindaco di Castelnovo chiede di non fermarsi alla discarica di Carpineti: «Occorre chiarire se ci siano stati conferimenti in altre zone»

CASTELNOVO MONTI. «Non limitatevi a Poiatica: cercate di chiarire anche se è avvenuto qualcosa che ha coinvolto le cave attorno all’area della discarica, perché ci sono dubbi e sentori che possano essere stati sotterrati dei rifiuti non dichiarati». È il passaggio più forte e quello di maggiore attualità nell’intervento di Enrico Bini ieri alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti-Commissione ecomafie. Un’audizione che era stata annunciata alcuni giorni fa, e che aveva fatto seguito alle due richieste avanzate in tal senso dal Movimento 5 Stelle, la prima nel febbraio 2016 dopo le dichiarazioni critiche di Bini relative ad alcuni appalti legati a Poiatica e le dimissioni dalla Commissione legalità di Iren. La seconda nel marzo scorso dopo l’apertura dell’indagine dell’Antimafia sulla discarica.

Bini si era sempre detto ampiamente disponibile a raccontare e spiegare alla Commissione ciò che lo aveva spinto già alcuni anni fa a rilevare pubblicamente dubbi e critiche sulla discarica, fino ad arrivare alle dimissioni dalla Commissione Iren. Dubbi che ha ribadito anche ieri, come conferma lui stesso: «In pratica – afferma – ho ribadito ciò che avevo già riportato nella memoria scritta inviata alla Commissione Ecomafie nel 2016, quando mi era stata richiesta, e sui motivi che poi mi avevano spinto a dimettermi dalla Commissione legalità di Iren. Avevo espresso malcontento per i criteri di assegnazione degli appalti, a mio parere troppo incentrati sul criterio del massimo ribasso, tanto che si era arrivati ad alcune aggiudicazioni criticabili, poi riviste o sospese, ad imprese come la Ramm, la Tradeco e la Ciampà poi finite in inchieste legate alla criminalità organizzata. La commissione di Iren, che doveva essere chiamata a fornire una maggiore attenzione proprio sugli appalti, non veniva mai convocata e quindi decisi di dimettermi. Ho anche spiegato che lo scorso anno mi era stato chiesto di rientrare ma, dato che il criterio del massimo ribasso per l’affidamento degli appalti era ancora in auge, come mi pare lo sia tutt’ora, avevo declinato».

Ma Bini non si è limitato a ripercorrere quei dubbi: ha anche avanzato una richiesta alla commissione: «Ho chiesto di porre attenzione non soltanto all’area della discarica di Poiatica, ma anche alle cave vicine per fare piena luce su come era gestito in zona lo smaltimento dei rifiuti. La mia speranza, come quella di chi abita in quelle zone, è che non emergano conferimenti dannosi e pericolosi che non siano stati regolarmente registrati».

Su questo aspetto Bini, interpellato dalla Gazzetta, spiega meglio: «Questi ultimi aspetti non erano contenuti nella mia memoria precedente, ma sono legati a testimonianze già emerse da parte del Comitato attivo sulla discarica, relative a camion in transito attorno a Poiatica nelle ore notturne, ma anche i segni di passaggi verso cave vicine. Credo che sia giusto poter dare delle risposte anche su questi dubbi». Nell’area vicina a Poiatica è stata attiva una attività estrattiva di argilla, che nel 2013 fu al centro del dibattito politico: l’allora sindaco di Toano, Michele Lombardi, aveva espresso preoccupazione su un progetto di utilizzo a fini di stoccaggio rifiuti speciali della cava Monte Querce, ma la Provincia rassicurò sul fatto che non era mai stato presentato formalmente un progetto per la realizzazione di una discarica di rifiuti speciali. L’allora Assessore provinciale Tutino confermò inoltre che, se fosse arrivata una richiesta di utilizzo per tali finalità, sarebbe stata respinta dall’ente.

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