«L’audizione di Bini alle due Procure» 

di Adriano Arati

Il presidente Bratti: «Trasmetteremo gli atti a Reggio e alla Dda di Bologna, competenti per ambiente e criminalità»

CARPINETI. «Passeremo i dettagli dell’audizione di Bini alle Procure competenti: quella di Reggio e quella Distrettuale antimafia di Bologna. La questione delle altre cave della montagna reggiana va verificato». L’annuncio arriva dal deputato Pd Alessandro Bratti, presidente della Commissione bicamerale ecomafie, l’organismo che martedì ha ascoltato il sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini, e le sue segnalazioni su Poiatica, sulla gestione Iren e sui possibili pericoli ancora presenti nelle molte cave della parte appenninica della vallata del Secchia.
«Ci sono due questioni differenti. La prima è di tipo politico: si parla del criterio del massimo ribasso applicato spesso da Iren. Questo ci interessa meno, nel senso che sono scelte discutibili ma legittime, anche se neppure a me piace il meccanismo del massimo ribasso», spiega Bratti. «Su questo voglio solo precisare che Bini non è stato escluso; gli è stata chiesta disponibilità e poi non ha più avuto notizie al riguardo», aggiunge.
Il nodo principale è piuttosto quello della sicurezza ambientale legata alle cave e alle aree dedicate alle attività estrattive. E la vallata del Secchia, da Gatta sino almeno a Castellarano, è stata parecchio sfruttata in questo senso negli scorsi decenni. «Bini ha parlato dei possibili pericoli dovuti alla presenza di molte cave in montagna; cave in cui potrebbero essere state compiute operazioni non lecite sfruttando il loro isolamento per smaltire rifiuti impropri – ragiona il parlamentare –. Ecco, questo è un argomento che ci interessa maggiormente, e per questo abbiamo deciso di trasmettere i fascicoli alla Procura di Reggio Emilia e alla Distrettuale antimafia di Bologna».
La doppia scelta è inevitabile: Reggio è competente per territorio, la Direzione Distrettuale Antimafia diventa competente se si prefigurassero traffici illeciti e altri reati legati alla criminalità organizzata.
«Questo è da appurare. Certo che questo punto merita un approfondimento. Prima di tutto, bisogna capire se vi sono illeciti e di che tipo, e se nel caso siano caduti in prescrizione», precisa Bratti. «Se si parla di traffico illecito di rifiuti, la questione è della Procura antimafia, che d’altronde ha già aperto un fascicolo su Poiatica e quindi sta già facendo accertamenti per suo conto. Se invece si configurasse una questione legata ad inquinamenti o problemi similari, toccherebbe presumibilmente alla Procura reggiana», chiarisce. «Noi adesso passeremo ad entrambi gli organi la documentazione perché vengano fatti gli approfondimenti del caso, se le Procure lo riterranno necessario. L’audizione di Bini su altri temi ha riportato attenzione su questioni già note, questa invece è bene venga approfondita», conclude il presidente della Commissione ecomafie.
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