Reggio Emilia, attacco a don Cugini: la Digos a caccia del corvo 

di Leonardo Grilli

Il sacerdote ha presentato denuncia in questura contro ignoti. Solidali i parrocchiani: «Si tratta solo di una montatura»

REGGIO EMILIA. Un’accusa orribile, delle più infamanti per un prete. Quella di avere rapporti sessuali con alcune parrocchiane. Parole del fango a cui però don Paolo Cugini ha deciso di rispondere con fermezza, nella speranza che questo gesto vile non resti impunito.

Così ieri, come già preannunciato da lui stesso il giorno precedente, il parroco si è recato in questura per presentare denuncia contro ignoti. Troppo forti e infamanti le parole contenute in quell’inchiostro. Della vicenda, quindi, si occuperà ora la Digos di Reggio Emilia, organo deputato a indagare in casi come questi. Se si riuscirà a rintracciare il colpevole (o i colpevoli) è ancora tutto da scoprire ma intanto resta il valore simbolico del gesto: quello di un uomo che non si è piegato difronte alle intimidazioni.

La botta però è stata forte, la delusione tanta. E ieri don Cugini ha preferito non parlare, trincerandosi nel silenzio e nella riflessione limitandosi a un sms: «Ho fatto denuncia. Non ho voglia di parlare. Spero tu mi capisca. Grazie».

Poche parole che esprimono tutto lo sconforto di chi ha dedicato una vita agli altri e ai più deboli e, all’improvviso, si vede colpito dalla macchina del fango. Non basta però una lettera anonima a scalfire la reputazione che don Cugini si è costruito negli anni.

Tanto che, nella sua parrocchia di Regina Pacis, nessuno ha dubbi: si tratta solo di un tentativo di screditarlo. «Quello che Paolo sta facendo per gli omosessuali – spiega sulla soglia della chiesa il parroco emerito don Riccardo Camellini – sicuramente avrà dato fastidio a qualcuno, Tutto è cominciato quando si è speso per una famiglia della nostra comunità con un figlio gay, per poi ritrovarsi a organizzare giorni di preghiera dedicati ai ragazzi e alle ragazze omosessuali.

Ecco, questo non è piaciuto e non ho dubbi che si tratti solo di menzogne e fango e chi lo conosce lo sa. Anche fra i parrocchiani tutti la pensano così, tutti si sono subito stretti attorno a don Paolo che è una persona meravigliosa. Vedrà che c’entra qualcosa anche il Gay Pride».

Il sospetto di molti, infatti, è che la lettera sia stata mandata poco prima della manifestazione per screditare uno dei parroci della comunità reggiana più attivo per il mondo omosessuale, uno dei pochi che aveva tenuto una veglia a sostegno delle vittime dell’omofobia.

Ad avvalorare questa ipotesi lo stesso don Cugini che, sentito martedì dalla Gazzetta di Reggio, aveva spiegato: «Secondo me c’è un legame: non riuscirei a capire perché mandarmi una lettera così in questo momento. Senz’altro stanno cercando di fare pressioni, di diffamarmi dicendo “vedete quello che fa le veglie che tipo è?”».