Botte e castighi, padre a processo 

Sant’Ilario: la figlia 12enne denunciò i maltrattamenti e ora vive in una comunità

SANT’ILARIO. Da cinque anni una ragazzina – ora quasi maggiorenne – è stata allontanata dalla propria famiglia perché ha denunciato il padre accusandolo non solo di essere un tipo manesco, ma anche di agire nei suoi confronti come un vero e proprio persecutore fra castighi, minacce, proibizioni continue.
Tutto ciò si è tramutato in una duplice imputazione per il genitore – si tratta di un operatore ecologico di 53 anni, di cui non forniremo le generalità per tutelare la privacy della figlia – cioè maltrattamenti e lesioni. E questa vicenda è al centro di un delicato processo in corso in tribunale a Reggio, in cui il padre è difeso dall’avvocato Ernesto D’Andrea, mentre la ragazzina (12enne ai tempi dei fatti contestati) si è costituita parte civile tramite l’avvocato Elisabetta Strumia.
In aula la figlia (che da tempo vive in una comunità) ha confermato le accuse, come del resto ha fatto la sua ex compagna di classe. Quest’ultima ha rimarcato di avere ricevuto delle confidenze dalla coetanea, ma anche di aver assistito cinque anni fa ad un preciso episodio: il padre che dava un pugno alla figlia, minacciandola poi con un coltello puntato alla pancia. Sempre l’ex compagna di classe di questa situazione aveva informato sua mamma che aveva poi segnalato il caso a Telefono azzurro. Una “mossa” che nel 2012 porterà ad intervenire i carabinieri, il servizio sociale e il pm Maria Rita Pantani (titolare dell’inchiesta): tutti ritengono credibile la ragazzina e l’ex compagna di classe. Non la pensa così, invece, il resto della famiglia, cioè i genitori e le due sorelle maggiori. Come già esposto in udienza, i familiari descrivono l’imputato come una persona autoritaria ma non violenta, che faticava ad impartire delle regole alla figlia più giovane. Per la famiglia la 12enne è sempre stata ribelle, capace anche di non far rientro da scuola per poi farsi viva con i genitori solo in tarda serata, per non parlare delle fughe serali da casa, rientrando solamente a tarda ora. Insomma, per i familiari era in atto il tentativo di “raddrizzare” la ragazzina, affinché non finisse in brutte compagnie come conseguenza del suo desiderio di libertà a tutti i costi. Per la difesa poi qualcosa non torna nell’episodio del pugno, perché in quel contesto al pronto soccorso la 12enne aveva detto – relativamente alle lesioni riportate – di essere scivolata dagli scalini della stazione ferroviaria di Sant’Ilario. Si tornerà in aula a fine-settembre con altre deposizioni.(t.s.)