il processo 

Video hard al prete il giudice condanna tre donne “registe”

REGGIO EMILIA. A quasi cinque anni dalla scabrosa vicenda, sono state ieri condannate dal gup Dario De Luca le tre donne accusate di tentata estorsione nei confronti di un anziano sacerdote,...

REGGIO EMILIA. A quasi cinque anni dalla scabrosa vicenda, sono state ieri condannate dal gup Dario De Luca le tre donne accusate di tentata estorsione nei confronti di un anziano sacerdote, minacciandolo “di diffondere un video scabroso che lo ritraeva nudo all’interno della sua abitazione”.
Giudicate con rito abbreviato – quindi con sconto di pena di un terzo – le tre donne (che ora vivono a Modena) sono state condannate ad un anno e otto mesi di reclusione (pena sospesa), oltre al pagamento di una provvisionale di 3mila euro al prete costituitosi parte civile tramite l’avvocato Federico Bertani. La vicenda – anticipata dalla Gazzetta – fece scalpore nell’estate 2012, ma da allora l’inchiesta ha poi avuto un percorso tortuoso finendo sul tavolo del procuratore Giorgio Grandinetti, dopo che il magistrato titolare delle indagini (il pm Katia Marino) aveva chiesto e poi ottenuto il trasferimento in procura a Modena. Confermata anche nei processi la tesi investigativa: la 55enne Sally Aili Moursi e la 37enne Nahed Mohamed Aly Abou El Enin (entrambe egiziane, difese dagli avvocati Vainer Burani e Sarah Casarini) indicate come le "registe" del video nell'abitazione del prelato, con la complicità dell'albanese 40enne Valjeta Zebeli (assistita dall'avvocato Liborio Cataliotti) che compare pure lei nel filmato. «Riconosciuta la veridicità delle dichiarazioni del sacerdote» si limita a dire a fine-udienza l’avvocato di parte civile Bertani. Fu proprio l’anziano prete a far partire le indagini, perché non esitò ad andare in questura a presentare denuncia, non piegandosi alla richiesta di 60mila euro per avere quel video. Richieste estorsive telefoniche, perché le ricattatrici – aveva raccontato il sacerdote ai poliziotti – minacciavano di rendere pubblico quel filmato.
Per la Diocesi venne teso un inganno al prete da una delle tre donne «che si era spacciata come una esperta terapeuta, avendo frequentato corsi speciali, abilitanti in particolare a massaggi terapeutici nei confronti di persone colpite da dolori alla colonna vertebrale o da problemi di deambulazione. Dopo aver conquistato la fiducia del sacerdote lo hanno convinto ad accettare il trattamento».