Il patrigno accusato di violenza sessuale 

di Tiziano Soresina

Contro di lui le parole delle due figlie più grandi. Nei guai anche la madre per maltrattamenti. I due conviventi negano 

BASSA REGGIANA. Tutti e quattro i figli sono stati allontanati dalla famiglia ed ora vivono – separatamente – in una comunità o in una famiglia affidataria.
Una diaspora-shock che da qualsiasi parte la si guardi suscita grande sofferenza, perché tutto il nucleo familiare è coinvolto. Per tutelare la privacy dei minori coinvolti non forniremo nomi e nemmeno il paese della Bassa in cui è esplosa questa terribile situazione. Una storia delicatissima che ha come filo conduttore la madre ora poco più che quarantenne, finita nei guai per maltrattamenti sui figli che si sarebbero prolungati per sei anni (2009-2015), da qui l’allontanamento due anni fa delle tre bimbe ed un maschietto (sono ora di età compresa fra i 4 e i 14 anni).
Le due figlie maggiori sono state concepite dalla madre con un compagno che non è più tale da diversi anni, infatti nella sua vita c’è un’altra persona (ora 36enne) da cui ha avuto gli altri due figli. I maltrattamenti pesano anche su questo nuovo convivente, ma la secondogenita l’accusa di essere anche un patrigno morboso, che ha abusato di lei quando aveva 5-7 anni, da qui la pesante accusa di violenza sessuale su minore. Imputazioni che i due compagni rispediscono al mittente, negando tutto.
Comunque sia, un “quadro” che lascia impietriti. Ma come sono arrivate a simili conclusioni le indagini del pm Valentina Salvi?
È intorno alla primavera di due anni fa che le due figlie più grandi lanciano dei “segnali” a scuola: la maggiore alle Medie, la secondogenita alle Elementari. Sono racconti di botte (emergono pure dei lividi) e di quattro bambini lasciati spesso a casa da soli. Genitori assenti ma che quando ci sono alzano le mani, usano la cinghia e i fili del computer per punire, colpire, avventarsi sui figli. Confidenze che inducono le insegnanti a rivolgersi ai servizi sociali e ben presto i quattro minorenni lasciano la famiglia. Gli approfondimenti portano infatti il tribunale minorile di Bologna ad affidare quei bambini al servizio sociale che, a sua volta, trova per loro una collocazione idonea in luoghi separati (come detto entrano in scena comunità o famiglie affidatarie). Il caso finisce ben presto pure in procura a Reggio e il pm Salvi apre un fascicolo, inizialmente per maltrattamenti.
Prima però che inizino le “mosse” giudiziarie – cioè l’incidente probatorio sulla capacità a testimoniare e sull’attendibilità dei tre fratelli maggiori e le audizioni protette – la figlia più grande fa nuove rivelazioni, dicendo che la sorella secondogenita avrebbe subìto degli abusi sessuali dal patrigno: nel bagno, nel letto matrimoniale. Atti sessuali che la bambina sostanzialmente confermerà quando verrà sentita con le accortezze legate all’età, come pure la sorella più grande. Un clima violento – negato però da madre e nuovo compagno – che induce il tribunale minorile a negare alla madre di poter incontrare i figli: non sa dove sono e le viene impedito di riprendere i colloqui. Contemporaneamente viene aperto ma non è ancora concluso il procedimento per l’adottabilità, perché i servizi sociali ritengono quelle quattro creature in stato d’abbandono. «Sono casi che spesso rimangono sommersi – dice, pesando le parole, l’avvocato Valeria Miari che tutela legalmente i quattro bambini – ma in questo caso si è sommata alla sensibilità delle insegnanti e dei servizi sociali l’attenzione del giudice minorile che ha seguito la vicenda, emettendo provvedimenti ben motivati. Qui siamo di fronte a danni psicologici immensi – conclude il legale – e il caso presto verrà analizzato in un processo dove intendo costituirmi parte civile».