Carpineti, fiaccolata contro la discarica di Poiatica: ''Questa valle è crocifissa''

di Adriano Arati

I promotori della processione sono due parroci. Avevano già denunciato presunti rischi per la salute

CARPINETI. Più di trecento candeline rosa contro la discarica, contro il “potere”, condite da pesantissime accuse, fino ad ora prive di riscontro, di morti provocati da Poiatica e dai suoi rifiuti.
A tre anni di distanza dalla prima processione, domenica sera il lungo Secchia di Colombaia ha ospitato una nuova fiaccolata anti-Poiatica, definita “Liturgia per la valle crocifissa” dai parroci promotori, don Raimondo Zanelli di Cavola e don Villiamo Neviani di Valestra, due dei firmatari della lettera del gennaio 2014 in cui si parlava di aumento della mortalità infantile nelle zone della discarica, dati all’epoca smentiti e seccamente dall’Ausl.
La processione ha avuto come fulcro gli spazi coperti del gioco della ruzzola di fianco al fiume, lì il lungo corteo ha terminato la sua processione dopo una camminata condita da canti e preghiere e dalla presenza di tante piccole fiaccole, realizzate mettendo una corona di carta rosa attorno alle candele distribuite ai partecipanti.
Tanti i presenti, arrivati dal Carpinetano e dal Toanese ma non solo, con abitanti di tutta la montagna, tantissimi bambini con i loro genitori e diversi musicisti – “forniti” dalle unità pastorali – ad accompagnare il cammino. Diverse centinaia di persone e fra loro consiglieri comunali, esponenti del comitato Fermare la discarica, convocate facendo girare volantini e locandine fra chiese e parrocchie. Terminate le orazioni, il gruppo si è trovato nella grande tettoia della società della ruzzola, dove sono arrivati gli interventi, riportati nel dettaglio dal portale web Redacon.
Il grande protagonista è stato ancora don Zanelli, che riprendendo i temi della lettera del 2014 e dei suoi interventi in questi anni ha ricordato le bellezze naturali della zona. Bellezze ammirabili nel passato, mentre ora – sostiene il sacerdote – «la valle è rovinata». Ha parlato dei tanti rifiuti arrivati nei decenni, degli amministratori pubblici e dei dirigenti Agac-Enia-Iren del passato e dei loro discorsi sul progresso. Per il religioso, non c’è nulla di tutto questo, c’è un «buco con segni di morte. Non ci crescono nemmeno gli alberi».
Don Zanelli è poi tornato sul tema più delicato, quello dell’aumento della mortalità, infantile e non solo, nel territorio del Secchia più vicino alla discarica, fra Carpineti e soprattutto Toano, territorio dove opera da oltre mezzo secolo. Il sacerdote ha citato nomi e cognomi di persone morte per tumori e problemi oncologici negli ultimi vent’anni, decessi che a suo parere non possono che essere legati alla presenza della discarica e dei rifiuti conferiti al suo interno. In un’occasione un uomo – molto conosciuto in montagna, soprattutto in ambito sportivo – gli avrebbe spiegato di essere stato male dopo aver lavorato a lungo proprio attorno al sito di Poiatica. Questo è il passato. E il futuro? I timori sono altrettanto elevati, con le varie ipotesi al vaglio per riempire l’enorme invaso creato a fianco dei lotti dei rifiuti e per mettere in sicurezza tutta l’area della discarica. Il contenuto dell’ormai “famigerato” e attesissimo studio dell’università bolognese, commissionato dalla Regione. Alcuni esponenti del comitato sono tornati su questo delicato argomento, perché fra le soluzioni percorribili per coprire il buco c’è anche l’uso di prodotti speciali derivati dai procedimenti di messa in sicurezza di materiali pericolosi (amianto, ma non solo).
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