Rapimento-shock, viene sentita la bimba 

di Tiziano Soresina

In arrivo anche una perizia sull’attendibilità della piccola e di altre minorenni presenti quel giorno all’oratorio Don Bosco

GUASTALLA. Per fare chiarezza su quanto è avvenuto il 12 aprile scorso all’interno dell’oratorio Don Bosco saranno sentite – con tutte le precauzioni del caso, tecnicamente si tratta di “audizioni protette” – non solo la bambina di nove anni al centro del clamoroso sequestro, ma anche altre minorenni che erano con lei quel drammatico giorno.
Prima, però, verrà illustrata in aula – dall’esperto nominato dal gip Giovanni Ghini – la perizia che il magistrato ha disposto per stabilire quale sia il grado d’attendibilità delle minorenni. Stiamo ovviamente parlando del troncone investigativo che a Reggio è coordinato dal pm Stefania Pigozzi e riguarda tre accuse (sequestro di persona, lesioni e molestie) nei confronti del camionista guastallese 54enne Tiziano Zerbini. Il racconto delle bimbe è importante, in quanto – al momento – sono due le versioni sull’accaduto. «Ho preso la bambina e l’ho messa in macchina – aveva specificato Zerbini nell’udienza di convalida dell’arresto – ma poi l’ho rilasciata immediatamente, aprendo la portiera dell’auto. Non l’ho molestata. Perché l’ho fatto? Non ho figli, volevo un po’ di compagnia. Non conosco quella bimba». Una dichiarazione sconcertante sotto tanti punti di vista. È innanzitutto la confessione di un rapimento, quindi, avvenuto. Da qui l’imputazione che era subito cambiata: non più tentato, ma sequestro di persona consumato. Un’ammissione di colpa che oltretutto contrasta con le parole di diversi testimoni: le urla della bimba di 9 anni presa per il braccio – secondo le deposizioni raccolte dai carabinieri – avrebbero fatto intervenire subito ragazzi ed educatori presenti in quel momento nell’oratorio.
Dal 12 aprile l’autotrasportatore è in carcere: nell’interrogatorio il 54enne ha rivelato di essere preda di una forte depressione, complice anche la morte, due mesi fa, della madre. Un momento non facile affrontato con il sostegno di psicofarmaci. Ma non ha nascosto neppure l’abuso di alcool e di aver bevuto troppo anche mercoledì pomeriggio, quando poi si è infilato nell’oratorio per rapire la bambina. In sintesi, una persona che ha bisogno di aiuto terapeutico, quindi l’avvocato difensore Mariasilvia Grisanti si sta attivando affinché il suo assistito ottenga l’affidamento in una struttura idonea ad un recupero sia sul piano fisico che psicologico. Intanto va avanti pure il secondo troncone d’indagine che riguarda l’accusa più pesante (cioè l’induzione alla prostituzione minorile) di cui è competente la procura di Bologna.
Zerbini nega che nei giorni precedenti al 12 aprile avrebbe offerto, in strada, dei soldi ad alcune 14enni in cambio di atti sessuali. Ma il camionista è accusato dai genitori piombati in caserma dopo aver raccolto le confidenze delle proprie figlie. Vedremo se verranno raccolti dei riscontri su questo delicato terreno dell’inchiesta.