Poiatica, esposto di Bini all’Antimafia 

di Tiziano Soresina

Carpineti, il presidente dell’unione dei Comuni vuole chiarezza dopo gli allarmi sul sospetto collegamento tra rifiuti e morti

CARPINETI. Sono due esposti-fotocopia quelli presentati dal sindaco di Castelnovo Monti e presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino – Enrico Bini – in merito agli ultimi allarmi emersi sulla discarica di Poiatica. Uno è già stato presentato in procura a Reggio, il secondo viene depositato in queste ore alla procura antimafia dove da alcuni mesi si sta indagando proprio su questo delicato versante.

Nell’esposto sono stati inseriti gli articoli usciti in questi ultimi giorni sull’argomento, fra cui spicca l’intervista della Gazzetta a don Raimondo Zanelli (88enne ex parroco di Cavola) che ha posto non pochi interrogativi sulla discarica di Poiatica. «La gente è terrorizzata – pesa le parole Enrico Bini – quindi chiedo alla magistratura che ci dica chiaramente a cosa ci stanno portando le indagini in corso. Vi sono dei pericoli?».

Don Zanelli in questi anni si è spesso schierato pubblicamente per la chiusura della discarica carpinetana, parlando anche di aumento di decessi nella vallata del Secchia dove lui opera da oltre mezzo secolo, dal 1962. Domenica scorsa ha presieduto la fiaccolata a Colombaia per rinnovare nuovamente contro l'ipotesi di conferimento di nuovi rifiuti a Poiatica, un momento collettivo a cui hanno preso parte oltre trecento persone.

Ma cos’è accaduto di così rilevante nella discarica di Poiatica – attiva dal 1995 e gestita da Agac-Enìa-Iren finché non è stata chiusa – da far intervenire l’Antimafia di Bologna? Una risposta arriverà dalle indagini della Dda (Direzione distrettuale antimafia) che ha messo le mani – per competenza – su tutti gli atti dell’inchiesta avviata da tempo dalla Procura di Reggio. Da quanto filtra da ambienti investigativi, l’apertura del fascicolo della Procura antimafia di Bologna sarebbe legata all’ipotesi di reato di traffico illecito di rifiuti, come recita l’articolo 260 del decreto legislativo 152 del 2006: «Chiunque al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punti con la reclusione da uno a sei anni». Pena che si aggrava (da 3 a 8 anni) nel caso si tratti di rifiuti ad alta radioattività. L’inchiesta reggiana ha poggiato su due perizie e una relazione del Corpo Forestale. Sul versante-perizie, l'esperto prescelto dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha dato una risposta definitiva su una questione che da tempo ha sollevato non poche apprensioni, cioè la presenza o meno di radioattività nel perimetro della discarica carpinetana. Un punto, questo, che ha creato un solco fra il comitato "Fermare la discarica di Poiatica", che ritiene vi sia, e Iren, che lo esclude.

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