Scacco Matto, processo da rifare per il boss 

Omicidi: la Cassazione rimanda in Appello gli atti relativi a Grande Aracri e al “borettese” Martino

REGGIO EMILIA. Con grande fatica a livello giudiziario sta arrivando a definizione il procedimento scaturito dal filone-omicidi dell’inchiesta “Scacco Matto” di ben 17 anni fa, in cui la Dda di Catanzaro aveva ricostruito un contesto mafioso che aveva già profonde radici dal Crotonese (in specie Cutro) sino a Reggio.

E in Cassazione non sono mancati i colpi di scena, specie per due imputati che con la nostra provincia hanno avuto parecchio a che fare. Dopo essere stato condannato in secondo grado a trent’anni di reclusione, per il 58enne Nicolino Grande Aracri – considerato da tempo il boss dell’omonima cosca – il processo d’appello è da rifare. La Suprema Corte ha infatti accolto sia il ricorso della difesa (i legali Giancarlo Pittelli e Salvatore Staiano) che quello del procuratore generale per Grande Aracri, condannato in appello per il duplice omicidio di Raffaele Dragone e Tommaso De Mare (uccisi a San Severina il 31 agosto 1999) e per due casi di lupara bianca (Rosario Sorrentino ed Antonio Macrì, il primo scomparso il 16 agosto e il secondo il 21 aprile 2000). Mentre il capoclan era stato assolto dal concorso nel duplice omicidio di Francesco Arena e Francesco Scerbo e del tentato omicidio di Pasquale Arena (agguato avvenuto ad Isola Capo Rizzuto il 2 marzo 2000). La Cassazione ha annullato con rinvio condanna ed assoluzione, il che significa che il boss dovrà affrontare un nuovo processo davanti alla Corte d’assise d’appello di Catanzaro.

Novità anche per il secondo “reggiano”, cioè il 46enne Vito Martino (difeso sempre da Staiano e Gregorio Viscomi) che per diverso tempo aveva abitato a Boretto, o meglio i carabinieri di Reggio dopo il suo arresto nel dicembre 2000 l’avevano descritto come un uomo che si spostava in continuazione fra la nostra provincia e Cutro. Dovrà nuovamente comparire davanti ai giudici d’appello anche Martino, condannato a 30 anni in secondo grado, per l’uccisione di Antonio Simbari (a San Severina il 22 settembre 1999) e per un caso di lupara bianca. La Cassazione ha confermato la responsabilità di Martino per l’omicidio Simbari, annullando però con rinvio la parte della sentenza relativa alla condanna per il caso di lupara bianca (Antonio Macrì). Confermata – sempre per Martino – l’assoluzione dall’accusa di concorso nel duplice omicidio Arena-Scerbo e nel tentato omicidio di Pasquale Arena.