Morsica il fratello e distrugge un’auto 

Novellara: non è la prima volta che il disoccupato 30enne minaccia la famiglia. In tribunale si pente: «Non lo farò più»

NOVELLARA. A ottobre dell’anno scorso aveva pestato brutalmente il padre “colpevole” di dormire mentre lui aveva dei dolori lancinanti ai denti.

Ora invece – secondo quanto ricostruito dai carabinieri – si è accanito con il fratello responsabile di non aiutarlo economicamente. Per questo motivo domenica mattina al culmine di una lite ha morsicato alla mano il fratello per poi nel pomeriggio tornare alla carica con un tubo di ferro per distruggere l’auto della ragazza del fratello. Questi in sintesi i fatti che hanno portato i carabinieri delle stazioni di Novellara e Campagnola ad arrestare, con le accuse di maltrattamenti, violazione di domicilio e danneggiamento aggravato, un 30enne residente a Guastalla, disoccupato da 6 anni. Ma torniamo ai fatti. Domenica mattina l’indagato – di cui non forniremo le generalità per tutelare la privacy dei familiari, vere vittime di queste vicende – si è presentato nell’abitazione novellarese della madre: lì c’è anche il fratello e al culmine di un litigio con quest’ultimo – colpevole di non aiutarlo economicamente – gli ha morso la mano per poi allontanarsi prima dell’arrivo dei carabinieri chiamati dal ferito che è stato medicato al pronto soccorso (sarà dimesso con una prognosi di 3 giorni). Un primo strascico di ciò che poi è avvenuto nel primo pomeriggio: armato di un tubo di ferro di oltre mezzo metro, il 30enne si ripresenta nell’abitazione della madre e dopo aver danneggiato il citofono e il muro di ingresso si dirige verso l’auto della ragazza del fratello parcheggiata nel cortile, spaccandone i finestrini e ammaccando la carrozzeria. L’immediato intervento dei carabinieri di Novellara e Campagno, allertati da alcuni cittadini, ha evitato ulteriori conseguenze. Non sarebbero questi i primi episodi di persecuzione nei confronti del fratello: avrebbe quest’anno danneggiato l’auto del familiare e non più tardi di due giorni avrebbe aperto un account facebook con l’immagine del profilo riportante una faccia tumefatta con su scritto «Ciao fratellino, buona mutazione». L’indagato – difeso dall’avvocato Raffaella Pellini – dal carcere è stato poi trasferito ieri mattina in tribunale a Reggio. Con un vistoso cerotto in testa, ha confermato buona parte della ricostruzione fatta dai militari, aggiungendo però di essere stato colpito al capo dal fratello con una chiave a bussola. Poi ad un certo punto il pentimento davanti al giudice Cristina Beretti: «Chiedo scusa per avere avuto una reazione eccessiva – dice – e mi impegno a non farlo più». Resta però il clima minaccioso e la procura chiede la misura cautelare in carcere per l’indagato («Non sa controllarsi» dice il pm onorario Roberto Belforti), a cui si oppone il difensore prospettando un’ipotesi di pena futura (sotto i tre anni) che per legge non prevede la restrizione in cella. Il giudice Beretti opta per il divieto di avvicinamento del 30enne alla madre e al fratello: si tornerà in udienza il 12 luglio.(t.s.)