Rubiera, con un fucile minaccia il figlio: multato 

Il giudice Cardarelli condanna il 73enne “solo” a un’ammenda di 50 euro. La difesa: «Il genitore reagì perché aggredito»

RUBIERA. Ad oltre quattro anni da quegli spari con una carabina ad aria compressa contro il figlio 40enne, è stato ieri condannato – per minaccia – il padre, cioè l’escavatorista 73enne Brunello Cottafava.

Una condanna mite – 50 euro, con sospensione condizionale della pena e l’esclusione dell’aggravante dell’uso dell’arma – quella emessa dal giudice Alessandra Cardrelli in tribunale a Reggio, complice un’evidente incertezza su come siano andate le cose il 25 maggio 2013, il che ha spinto la stessa procura a chiedere l’assoluzione in forma dubitativa.

Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri – sulla scia della denuncia avanzata dal figlio – quel giorno l’anziano prese la sua carabina (calibro 4,5 ad aria compressa) e sparò al figlio nel cortile, colpendo per fortuna solo le foglie degli alberi. Ma perché quegli spari ad una persona distante circa 10-15 metri ?

L’avvocato difensore Costantino Diana – ieri nell’arringa – ha indicato al giudice tre versioni.

Quella del figlio che, sentito in aula, ha detto di essere andato dal padre per mettere in chiaro delle questioni economiche e il genitore, all’improvviso, dopo una piccola discussione è andato a prendere la carabina, ha puntato e gli ha sparato. Poi c’è il racconto dell’imputato che – sempre in udienza – ha negato d’aver tirato fuori la carabina, rimarcando però di essere stato improvvisamente aggredito dal figlio, portando come prova delle botte subite un certificato medico. Infine il testimone sentito durante il processo ha confermato la versione del 73enne, cioè che non vi furono degli spari, ma il figlio aggredì il genitore.

«Queste sono le tre versioni uscite in aula – ha spiegato l’avvocato Diana rivolgendosi al giudice Cardarelli – ed è impensabile che senza un motivo il mio assistito abbia sparato o che sempre senza motivo il figlio abbia picchiato il padre. È più credibile che Cottafava si sia difeso dall’aggressione subita».

Le motivazioni della sentenza ancora non si conoscono, comunque il giudice non ha ritenuto provati quegli spari.

«Il mio assistito – dirà più tardi l’avvocato Diana – è soddisfatto perché è stata riconosciuta l’aggressione subita dal figlio».

Si è arrivati al processo perché a suo tempo il 73enne – tramite il difensore – si era opposto al decreto penale di condanna di 15mila euro (con questa sanzione pecuniaria erano stati convertiti 4 mesi di reclusione) che il pm Isabella Chiesi aveva emesso nei suoi confronti.(t.s.)

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