Reggio Emilia: vuole il divorzio, ferita con l’acido

di Enrico Lorenzo Tidona

La vittima è una 30enne, colpita dal marito davanti al bar. La nube investe avvocati e clienti: panico in via Paterlini

Reggio Emilia, aggredisce la moglie con l'acido: arrestato in tribunale

REGGIO EMILIA. È entrato in tribunale con una bustina contente una sostanza urticante. Ha atteso il suo turno, ha passato tranquillamente i controlli della vigilanza, si è recato nel bar e lì, dopo aver trovato la moglie, ha ordinato un cappuccino senza schiuma e una bottiglietta d’acqua. Poi ha tentato di mischiare il liquido alla polverina, si è girato verso la donna e glielo ha gettato sul viso, per punirla e sfregiarla, innescando il fuggi fuggi generale in tribunale tra le urla di avvocati, clienti e dipendenti del palazzo di giustizia.



Un’aggressione avvenuta sempre in tribunale a 10 anni dalla strage del 2007. Una violenza inaudita, messa in atto sotto gli occhi sbarrati di decine di testimoni, basata su un piano prestabilito, secondo quanto riportato dai tanti frammenti messi insieme dai carabinieri grazie ai racconti raccolti dopo l’assalto, avvenuto ieri mattina alle 10.40, in pieno giorno e nel cortile del palazzo di via Paterlini a Reggio, dove l’uomo ha cercato di farsi giustizia da solo invece di attendere la mediazione dei giudici invocata dalla donna. Viste le premesse, l’episodio sembrava dover finire in tragedia. La vittima, però, è stata graziata forse dal mancato innesco chimico tra la polvere e l’acqua, che le ha provocato sì ustioni ma fortunatamente di primo grado. Ma la ridotta forza corrosiva della miscela sarebbe solo frutto del caso.

Reggio Emilia, donna aggredita con l'acido in tribunale: arrestato il marito


La donna, secondo quanto riportato dai carabinieri, ha raggiunto da sola il tribunale in mattinata per informarsi sull’iter necessario da intraprendere per potersi separare dal coniuge, Abdelaziz Motassim, marocchino di 38 anni, già conosciuto alle forze dell’ordine perché gravato da precedenti per spaccio di droga. La moglie, una connazionale di 30 anni di età, era in tribunale per capire come iniziare le pratiche per lasciarlo. Lui, messo sul chi va là, era lì invece per fermarla. Dietro le iniziali buone maniere, però, si celava un piano congegnato dall’uomo. Nonostante i più stringenti controlli attivati dopo la strage del 2007 e dal 2016 con l’inizio del maxi processo Aemilia, è riuscito a superare il metal detector senza intoppi. Con sè, però, aveva un polverina di colore giallo, che non viene intercettata. L’ha nascosta, probabilmente in una tasca, facendola passare oltre il varco. Poi si è messo a cercare la moglie, che poche ore prima gli aveva comunicato che voleva separarsi e che sarebbe andata in tribunale per chiedere qual era l’iter giudiziario per sciogliere il loro legame anche davanti alla legge. Un pugno allo stomaco per l’uomo, che si è recato di persona in tribunale, deciso a fermare la moglie con le sue mani, usando la violenza.

L’incontro tra i due è avvenuto all’altezza del bar situato nel cortile interno del palazzo di giustizia, occupato per gran parte dall’aula speciale del processo Aemilia. Tra la parete dell’aula e la vetrina del bar c’è posto per i tavolini del locale. Lì i due si sono seduti, a ridosso dell’entrata del bar. Hanno ordinato il cappuccino e lui si è procurato la bottiglietta d’acqua. Poi la discussione tra i due, prima in sordina poi sempre più animata ma comunque composta. Infine l’uomo ha dato il via alla violenta sequenza.

Con un impeto improvviso si è gettato sulla moglie, l’ha presa per il collo e sbattuta contro la parete dell’aula di Aemilia. Tutt’attorno i passanti e gli altri clienti seduti, già impietriti da quella scena di per sé violenta, si sono alzati e hanno preso le distanze. Poi l’escalation.

La donna urla a squarciagola: è vestita con un paio di jeans, una camicia a quadri, il velo in testa. Lui le tiene il collo piegato in avanti e senza pietà le getta in faccia la polvere che ha tentato di mischiare con l’acqua in bottiglia. Una nube gialla si alza a mezz’aria, investe i clienti del bar che fuggono e chiedono aiuto.

Da lì in poi è il caos: Motassim non si ferma, gli schizzi acidi colpiscono l’avvocato Raffaele Coluccio che passava proprio di lì, mentre il panico si sparge a macchia d’olio per la nube intrappolata dal portico, e che si fa subito sentire in gola. «Aiuto polizia!» urla un avvocato, mentre a prendere l’iniziativa tra i clienti che si rifugiano nel bar, è una agente della municipale distaccata in tribunale, Chiara Serrapiglio, che ha scaraventato una sedia contro le gambe dell’aggressore, facendolo desistere. Pochi secondi dopo sono giunti due uomini della vigilanza, che hanno atterrato l’uomo.

La donna viene fatta spogliare del velo, intriso della polverina urticante. I baristi del locale si lanciano verso la donna, la bagnano con secchiate d’acqua per lavarle via la sostanza acida che sta ammorbando l’aria compressa nel vicoletto.

Inginocchiata a terra, fuori dal locale, la vittima si passa le mani tra i capelli, piangente e tremante per il bruciore. Le urla lancinanti della donna hanno fatto accorrere le guardie giurate, i carabinieri in servizio in tribunale e i colleghi della vicina caserma di via Adua. I militari fermano Motassim mentre arriva l’ambulanza della Croce Verde con l’automedica, che prende in carico la donna: dopo un primo controllo la trasportano d’urgenza all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, dove viene sottoposta a una lunga serie di controlli. Le lesioni cutanee non sono gravi ma si attendono le analisi sulla polvere per capire quali potevano essere le conseguenze dell’aggressione. Si tratta di una sostanza acida, che sarà poi consegnata ai Ris di Parma per l’analisi. All’aggressore non va meglio: ha riportato alcune ustioni e viene portato in ospedale e piantonato dai carabinieri in stato di arresto per lesioni personali aggravate.

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