'ndrangheta

Aemilia: si è pentito anche Valerio, l'imputato che rideva dopo il terremoto

Dopo Giuseppe Giglio spunta un secondo collaboratore di giustizia nell'ambito del processo di Reggio Emilia: 50 anni, cutrese residente da lungo tempo a Reggio Emilia, è imputato per estorsione

REGGIO EMILIA  C'è un nuovo pentito nel maxi-processo di 'Ndrangheta Aemilia, in corso a Reggio Emilia. È Antonio Valerio, uno dei due intercettati mentre ridevano durante le scosse del Sisma 2012, e che da un paio di udienze ormai non viene più accompagnato nella gabbia con gli altri imputati.

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La notizia del suo pentimento è stata data dal TgR dell'Emilia-Romagna. I legali di Valerio hanno rinunciato al mandato e l'uomo non sarebbe più nel carcere di Reggio Emilia, dov'era rinchiuso.

Probabilmente è stato accompagnato in una località protetta. L'imputato è considerato ai vertici della 'Ndrangheta emiliana, era sfuggito ad un attentato, come ha ricostruito in aula Paolo Bellini, il killer reggiano che aveva tentato di eliminarlo. Si tratta dunque di un risultato importante per la Dda di Bologna, dopo il caso di Giuseppe Giglio, l'imprenditore che da oltre un anno sta collaborando con gli inquirenti.

L'AGGUATO DEL 1999  Antonio Valerio, 50 anni, imprenditore edile di origine cutrese, è uno dei 220 imputati del processo Aemilia. Ha un elevato profilo criminale e diversi precedenti per porto abusivo e detenzione abusiva di armi, spaccio di droga, evasione, incendio, estorsione, lesioni, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti - ma è soprattutto noto per l'agguato che subì la sera del primo maggio del 1999 nel quale rimase ferito davanti alla casa dove abitava, in via Samoggia a Reggio Emilia.

Ad autoaccusarsi, in seguito, fu il killer Paolo Bellini. Questione ritirata in ballo da Bellini stesso durante una delle udienze di Aemilia, in cui il killer ipotizzò una guerra di mafia a Reggio negli anni '90. Una testimonianza a tutto campo che aveva provocato la reazione di Valerio, ritenuto sodale al clan mafioso Grande Aracri.

Diversi i punti della deposizione contestati dall'avvocato Miraglia, quando il killer ha specificato «che per Valerio dovevo fare un servizio, l'uccisione di un signore che sarebbe stato responsabile della morte di suo padre». Invece per il difensore: «Come mandante dell'omicidio a cui fa riferimento Belllini, Valerio è stato assolto dal tribunale di Catanzaro per non aver commesso il fatto».