Omicidio di Natale: condannati a 11 anni 

di Enrico Lorenzo Tidona

La morte del pakistano derubricata a colposa. Ma il giudice aggiunge a ciascuno dei 2 imputati 8 anni per traffico di droga

CADELBOSCO SOPRA . La Procura aveva chiesto 24 anni di carcere, che con il rito abbreviato sarebbero scesi a 18. Ma per il 28enne Aziz Usman (difeso dal legale Federico De Belvis) e il 25enne Muhammad Muezz (difeso dall’avvocato Corrado Viazzo), la sentenza è stata ben più mite. Ieri il giudice Giovanni Ghini ha condannato i due pakistani, accusati dell’omicidio del connazionale Muhammad Asghar (44 anni), a 3 anni e 4 mesi di carcere (in abbreviato), derubricando l’omicidio da volontario a colposo.

Un primo colpo di scena che avrà fatto gioire i due imputati presenti ieri in aula in tribunale a Reggio. Poi, però, è arrivata la mazzata. L’imputazione non riguardava solo l’uccisione di Asghar, residente in Spagna ma che venne trovato agonizzante il 24 dicembre del 2015 a Cadelbosco, in via Molino Vico Zoaro. Poche ore dopo morì in ospedale: nell’intestino aveva un ovulo di eroina liquida ma, secondo la Procura, a ucciderlo fu il comportamento dei due connazionali che, anziché portarlo in ospedale, lo lasciarono solo, seminudo e al freddo in una strada isolata.

Una ricostruzione solo parzialmente accolta dal giudice, che ha però emesso una condanna di altri 8 anni di carcere per ciascuno dei due imputati per il traffico di stupefacenti. In tutto, quindi, Muhammad Mueez e Aziz Usman sono stati condannati ciascuno a 11 anni e 4 mesi di carcere. È pesata più la condanna per droga che quella per l’omicidio, poi derubricato. Il giudice ha effettuato un'addizione con cumulo materiale facendo salire così la condanna. L’importazione della sostanza stupefacente è stata ritenuta quindi di ingente quantità anche se non determinata nel processo. Gli stessi imputati avevano deposto in merito: si trattava di ovuli ma non si sa quanti nello specifico. Le motivazioni della sentenza sono attese entro 90 giorni. Una vicenda che giunge a un primo punto fermo.

Poche settimane fa era stata portata la testimonianza di un quarto pakistano che ora vive in Germania, ma all’epoca dei fatti abitava con uno dei due imputati. Come coinquilino ha assistito all’agonia di Asghar e ha dichiarato che nei primi due giorni il 44enne aveva cominciato ad avere dei leggeri malesseri, poi il terzo giorno la situazione era talmente precipitata che egli stesso aveva insistito affinché fosse portato in ospedale. Il quarto giorno Ussam e Muezz caricarono in macchina il 44enne, facendo credere che lo stavano portando in ospedale. E invece, disse, lo abbandonarono in strada.

A inizio giugno i due imputati avevano deciso di rispondere alle domande dei giudici. L’accusa, affidata al sostituto procuratore Giacomo Forte, era basata anche sulle dichiarazioni del super testimone connazionale degli imputati. Fu provato quindi che Asghar era un corriere della droga, morto però per la dispersione dell’eroina nel suo organismo e non, a quanto pare, per volontà dei due connazionali.

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