Portava già nella tasca la bottiglia con l’acido 

di Tiziano Soresina

Tribunale, l’aggressore della moglie incastrato dalla telecamera davanti al bar Ora rischia la premeditazione, fra alcuni giorni le analisi del Ris sul liquido

REGGIO EMILIA. Le immagini della telecamera posizionata davanti al bar del tribunale non lasciano dubbi agli inquirenti che indagano, cioè i carabinieri: il marocchino 38enne Abdelaziz Motassim lunedì mattina è stato fulmineo nell’aggressione alla moglie 30enne, perché la bottiglietta contenente l’acido l’ha estratta da una tasca laterale dei pantaloni.

Nessuna polverina mischiata con l’acqua mentre erano entrambi seduti al bar, il nordafricano aveva già tutto pronto (rischia perciò che gli venga contestata la premeditazione) e con quella tasca rigonfia (contenente appunto la bottiglietta) è riuscito ad oltrepassare i controlli all’ingresso del palazzo di giustizia. Il video, quindi, smentisce quanto detto dall’uomo agli inquirenti nell’immediatezza dei fatti, cioè che si era difeso perché aggredito dalla moglie che teneva la bottiglietta con l’acido nella borsetta.

Il vaglio delle immagini dice perciò che alle 10.40 di lunedì Abdelaziz si è seduto con la moglie ai tavolini esterni del bar, lei ha ordinato brioche e cappuccino (lui fatica ancora parecchio con la lingua italiana), poi i due hanno iniziato a discutere: il diverbio è degenerato, il 38enne ha preso per il collo la donna sbattendola contro la parete dell’aula bunker di Aemilia, ha tirato fuori la bottiglietta e ha gettato il liquido corrosivo in faccia alla donna. Le urla di lei («Aiuto polizia!»), gli schizzi dell’acido tra i presenti, l’accorrere sia di una vigilessa (che ha scagliato una sedia sulle gambe dell’uomo) sia di altre forze dell’ordine che lo hanno bloccato, la vittima inginocchiata per terra presa a secchiate d’acqua per lavare via al sostanza. Attimi terribili. Una volta medicata in ospedale, la 30enne è stata dimessa con una prognosi di 22 giorni: per tutelarla, è ora in un luogo protetto. Ha riportato lievi lesioni cutanee, grazie anche alla protezione delle maniche lunghe e del velo che indossava. Durante le prime valutazioni ospedaliere, visto che l’urgenza era capire come poter curare la donna, il flaconcino è stato prelevato dai sanitari dell’Ausl: si tratta di una sostanza con un grado di acidità “1”, molto alta, ma per un esame accurato quel che resta della bottiglietta (un dito di liquido) è stato inviato al Ris, il reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Parma, che lo analizzerà ma non prima della prossima settimana.

L’ipotesi più accreditata è che si tratti di soda caustica: idrossido di sodio impiegato sia per usi domestici (come disgorgante o per produrre candeggina) sia in edilizia, che può diventare pericoloso solo se mescolato bene con acqua.

©RIPRODUZIONE RISERVATA