Estorsioni ed usura, cinque condanne 

di Jacopo Della Porta

Correggio: la pena più pesante, quattro anni, a Claudio Citro che minacciava di morte un imprenditore indebitato

CORREGGIO . Sono arrivate le prime pesanti condanne per il caso dell’imprenditore reggiano che doveva restituire un milione di euro ai suoi usurai, pagando interessi tra il 180 e il 350 per cento.

L’uomo, esasperato dalle continue minacce di morte (con frasi come «ti taglio a pezzi con la motosega»), si era rivolto allo sportello antiracket della Fondazione San Matteo Apostolo di Bologna e Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia.

L’indagine dei carabinieri, coordinati dal pm Giacomo Forte, aveva portato, nel febbraio dell’anno scorso, all’operazione “Don Matteo”, con otto ordinanze di custodia cautelare eseguite tra Correggio, Carpi e Reggio.

Ieri tre imputati sono stati condannati con rito abbreviato, due hanno patteggiato e tre sono stati rinviati a giudizio.

Il giudice Luca Ramponi ha condannato Claudio Citro, salernitano residente a Correggio, a quattro anni di reclusione (quelli chiesti dal pubblico ministero). Il fratello Silvano, anche lui residente a Correggio, è stato condannato a tre anni e quattro mesi (tre mesi in più rispetto alla richiesta). Un anno e due mesi, pena sospesa, per Andrea Davoli di Bagnolo (l’accusa aveva chiesto due anni).

L’imprenditore edile Giuseppe Caso, originario di Torre Annunziata (Napoli) e residente a Correggio, ha patteggiato tre anni e otto mesi. Il napoletano Nicola Errichiello, anche lui residente a Correggio, ha patteggiato tre anni e sette mesi.

Non hanno invece scelto alcun rito alternativo gli altri tre imputati: l’imprenditore Stefano Bargiacchi di Carpi; Alfonso Febbraio, di Napoli e residente a Reggio Emilia; e Aldo Griffo, di San Cipriano d'Aversa, nel Casertano, residente a Campogalliano (Modena), sono stati rinviati a giudizio e affronteranno il dibattimento.

A carico dei fratelli Citro, difesi dall’avvocato Federico De Belvis, hanno pesato i precedenti penali. Claudio Citro è sottoposto alla sorveglianza speciale. Oggi in tribunale a Reggio si discuterà la richiesta avanzata dalla questura di Reggio di sottoporre i due fratelli alla sorveglianza speciale per tre anni in relazione a questo caso di estorsione.

Claudio Citro sarebbe stato l’autore di alcune pesanti minacce all’imprenditore usurato, e in una circostanza sarebbe stato accompagnato anche dal fratello.

La vicenda di usura ed estorsione ha avuto inizio da un credito di 374mila euro vantato dall’imprenditore carpigiano di 43 anni, Stefano Bargiacchi, nei confronti di un imprenditore reggiano. Si parla di liquidi, per almeno 160mila euro, e di 200mila euro di fatture per operazioni inesistenti: quelle che la vittima emetteva con le sue società a favore di quella di Bargiacchi.

Un reato, quest’ultimo, di cui non solo il carpigiano, ma anche l'imprenditore sotto estorsione dovrà rispondere. Quando però si accorge di non riuscire a incassare, Bargiacchi cede il suo credito a Citro, il quale – con la complicità di Andrea Davoli, 28enne domiciliato a Bagnolo, Alfonso Febbraio, napoletano 45enne domiciliato a Reggio Emilia, e Aldo Griffo, casertano 52enne residente a Campogalliano (Modena) – si “avventa” sulla vittima.

Nella rete degli inquirenti, con l’accusa di usura in concorso, sono finiti anche l’imprenditore Giuseppe Caso, 38 anni (titolare di un’impresa edile), e Nicola Errichiello, 37, napoletani residenti a Correggio: il secondo incassava per conto del primo.

Secondo il pm Giacomo Forte, Citro e Caso erano le figure di spicco di questo gruppo. Una tesi confermata dalle condanne.

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