False fatture, maxi processo in tilt 

Rinviata l’udienza per tre notifiche irregolari. Sette artigiani: « Accuse ingiuste»

REGGIO EMILIA. L’attesa prima udienza del maxi processo sulle fatture fasulle – con ben 44 imputati, fra cui l’ex storico presidente di Unieco cioè il 64enne Mauro Casoli – si è subito tramutata in un flop.

L’irregolarità di tre notifiche ad altrettanti imputati (Antonio Oliverio, Lumni e Milazim Morina) ha infatti costretto il gup Angela Baraldi a rinviare l’udienza preliminare alla fine di settembre. Presente in aula solo un imputato (Giuseppe Tarabelloni), mentre è piuttosto nutrita la schiera di avvocati difensori in campo, inoltre l’accusa è rappresentata dal procuratore Giorgio Grandinetti. Pochi minuti per individuare l’errore e poi fissare la nuova data. Su questa vicenda – in maggio – aveva replicato il solo Casoli, attraverso l’avvocato Roberto Bassi: «Il dottor Mauro Casoli ribadisce la propria estraneità ai fatti ed esprime la propria fiducia nel giudicato che il tribunale di Reggio vorrà emettere, avendo in questi anni collaborato a più riprese per l’accertamento della verità tramite il deposito di memorie e documenti». Casoli è accusato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture (emesse fra il 2008 e il 2010) per operazioni inesistenti, in quanto legale rappresentante all’epoca dei fatti di quello che era ancora un colosso cooperativo, cioè Unieco. È sotto processo con 43 artigiani, titolari di imprese in buona parte consorziate con Cam (Consorzio Artigiani Muratori di Reggio). Ieri, a fine-udienza è arrivata anche la controffensiva del legale Carmine Migale che difende sette imputati (Francesco e Domenico D’Angelo, Carlo, Giuseppe e Rocco Trento, Antonio Oliverio e Mario Martino). «I miei assistiti sostengono di essere accusati ingiustamente – rimarca il difensore – e si ritengono totalmente estranei ai fatti contestati per i quali bisognerà cercare la responsabilità in capo ad altri soggetti. Gli stessi sostengono anche di aver lavorato effettivamente nei cantieri oggetto di contestazione e ritengono di non avere commesso alcun illecito per i lavori eseguiti. Appare inoltre singolare che in tale vicenda in cui è coinvolta una delle più importanti cooperative reggiane siano accusati artigiani d’origine calabrese».(t.s.)