«In tanti a Reggio Emilia hanno querelato senza saperlo»

Il difensore del'ex direttrice Maniscalco al processo:  «Dovevano ricevere assicurazioni, occorreva denunciare qualcuno»

REGGIO EMILIA. «Tante persone hanno firmato una querela senza saperlo». A parlare è l’avvocato Giovanni Tarquini, che segue dall’inizio la posizione di Maria Carmela Maniscalco. Era il settembre 2009 quando l’allora direttrice della filiale Unicredit di via Gattalupa si dimise dopo che fu trovato un buco di circa 90 milioni di euro. In otto anni sono caduti gli altri capi d’imputazione, ma resta quello per furto. Le udienze proseguono e nell’ultima seduta sono state ascoltate dodici persone.

«Sono intervenute come querelanti per avere risarcimenti dalla banca – spiega il legale – ma tanti non sapevano nemmeno di aver presentato una querela. In aula qualcuno di loro ha detto di non aver denunciato nessuno, eppure c’era la sua firma». Com’è possibile? «Per attivare l’assicurazione sulle perdite si sono trovati documenti da firmare – riprende Tarquini – e la banca aveva bisogno di presentare una denuncia contro qualcuno».

La sua assistita in aula rende dichiarazioni spontanee, confermando quanto sostiene dall’inizio, ovvero la sua innocenza. «Ha chiarito che della cassa non s’è mai occupata – prosegue il legale – ma soltanto della raccolta dei risparmi. L’andamento degli investimenti non dipendeva da lei».

In aula un testimone alza i toni perché non ricorda con precisione quanto avvenuto ormai otto anni fa. Due persone non possono più essere sentite dal giudice in quanto decedute. In tutto, dovevano essere ascoltare diciotto persone. Ne saranno ascoltate ancora il 4 settembre, quando ci sarà la prossima udienza. Si tornerà in aula sette giorni dopo, poi il 2 e il 30 ottobre. Infine, sarà ascoltata Maniscalco. «Va verificato se le movimentazioni in uscita siano o no riconducibili a lei», conclude Tarquini. (g.f.)