Vende il Rolex in tribunale: truffato

di Tiziano Soresina

Reggio Emilia, condannato a 1 anno e 9 mesi il falso ufficiale giudiziario che in un ufficio del palazzo di giustizia rifila un assegno taroccato

REGGIO EMILIA. Una vicenda giudiziaria che ha dell’incredibile: un 60enne che si finge ufficiale giudiziario e riesce a truffare chi gli sta vendendo un costoso orologio (un Rolex Daytona) portandolo addirittura all’interno di un ufficio del nostro tribunale, fingendo che fosse il suo...

E se non avesse commesso un passo falso, chissà quante altre volte il lodigiano Paolo Gigli avrebbe fatto incetta di orologi di quella marca. 
 
Come ha ricostruito ieri in tribunale il pm onorario Eletta Sassi, nel novembre 2012 avviene il primo contatto per un Rolex: l’offerta è su un sito d’annunci economici e Gigli si dimostra interessato, finché non avviene l’incontro con il venditore nella banca di Reggio dove l’orologio è custodito.
 
Per l’acquisto ci vogliono 8.300 euro e prima il 60enne – che dice di essere un ufficiale giudiziario di Milano – finge di andare a prendere i soldi in banca, poi convoca il venditore in tribunale per l’acquisto. Qui la scena è da film: i due entrano nel palazzo di giustizia, Gigli che comincia a salutare a destra e a manca, spiegando che a Reggio viene spesso per ragioni di lavoro, a tal punto che ha un ufficio come punto di riferimento. Insieme prendono l’ascensore e al secondo piano il finto ufficiale giudiziario sa che c’è un ufficio spesso vuoto e lì s’infila. 
 
È il momento della truffa: spiega che la banca non gli ha dato tutti quei contanti perché non li aveva in precedenza prenotati e paga con un assegno, consegnando a garanzia anche una fotocopia della carta d’identità. Il venditore – tranquillizzato dal fatto che si trova in un ufficio giudiziario – accetta, ma presto amaramente scoprirà che l’assegno è fasullo e quella carta d’identità non è mai stata emessa dal Comune di Milano (di reale c’è solo la fotografia). 
 
Ovviamente il truffatore è sparito nel nulla, ma maldestramente si fa vivo sei mesi dopo per un altro Rolex e sempre in quel sito d’annunci, peccato che contatti la stessa persona e con la medesima scusa della prima volta: «Voglio fare un regalo a mio figlio che si laurea».
 
Un errore che spinge il venditore subito dai carabinieri e con i militari viene concordata la “trappola” nella banca che custodisce il prezioso orologio. Al suo arrivo in filiale, Gigli trova stavolta i carabinieri e viene denunciato a piede libero. Come emerso sempre ieri in aula, il 60enne ha dei precedenti penali e attualmente è in carcere – per altra causa – a Pavia.
 
Il giudice Luca Ramponi ha condannato Gigli a un anno e nove mesi di reclusione per la prima truffa e la carta d’identità fasulla, mentre ha scagionato l’imputato – come richiesto dall’avvocato difensore Elisabetta Strumia – dal secondo raggiro (non c’è infatti la querela) e dall’assegno falso rifilato (il reato è stato depenalizzato).