Guastalla: strage al mercato, Mango condannato a otto anni

di Jacopo Della Porta

ll pm aveva contestato all’ambulante di Sant’Ilario una «grave imperizia e negligenza» ma aveva chiesto sei anni di pena

GUASTALLA. Otto anni di reclusione per Francesco Mango, il titolare della rosticceria ambulante esplosa al mercato di Guastalla il 9 marzo del 2013. In quella tragedia il 58enne ha perso la figlia 27enne Rossana, la moglie 49enne Teresa Montagna e la cognata 43enne Bianca Maria Montagna. Il gup Angela Baraldi, che non ha concesso le attenuanti generiche, ha aumentato di due anni la pena rispetto alle richieste del pm Stefania Pigozzi.

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Quando ieri il giudice ha pronunciato questa severa sentenza, al termine del processo con rito abbreviato, l’ambulante di Sant’Ilario è uscito visibilmente provato dall’aula senza dire una parola, accompagnato dai suoi difensori Nicola Tria e Amerigo Ghirardi.



Il giudice ha anche disposto una provvisionale di 60mila euro per ciascuno dei tre congiunti prossimi delle tre vittime (tutelati dall’avvocato Chiara Carletti) e 5.000 euro a ciascuna delle sei restanti parti civili, avventori della rosticceria rimasti feriti nell’esplosione (tutelate dai legali Pierlino Benatti, Ilaria Bartoli, Marcella Aselli, Sandro Gallusi e Matteo Marchesini).
I risarcimenti saranno definiti in separata sede civile.
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Con la sentenza di ieri si è chiuso in primo grado un capitolo giudiziario di una vicenda tragica, che ha profondamente scosso la comunità guastallese e reggiana. La doppia esplosione avvenuta nel banchetto dell’ambulante fece deflagrare le bombole di gas che alimentavano il forno del banco.
Il boato venne avvertito anche fuori dal centro storico e una colonna di fumo nero si alzò alta nel cielo, visibile a chilometri di distanza.
Il bilancio fu di tre morti e 11 feriti, di cui 5 gravissimi.

Il pm Pigozzi ha contestato a Mango «grave imperizia e negligenza»: secondo la perizia della procura, l’imputato avrebbe utilizzato per la cottura quattro bombole di gpl in un apparecchio che invece ne prevedeva solo tre, commettendo una serie di errori sulla manutenzione e sulla sostituzione delle parti usurate, con il risultato finale che l’impianto originario sarebbe stato modificato.
Perizia dell’accusa messa in dubbio dagli avvocati difensori dell’imputato, Nicola Tria e Amerigo Gherardi, che in base ad una analisi di parte hanno tentato di smontare gli addebiti, chiedendo l’assoluzione per il loro assistito.

Per Francesco Mango si tratta di una sentenza severa, anche se, come ha raccontato lui stesso alla Gazzetta di Reggio lo scorso marzo, parlando per la prima volta dopo quella vicenda, la sua pena la vive ogni giorno. Ed è una pena peggiore di qualsiasi altra condanna.
«All’epoca il lavoro e la famiglia andavano bene: ero felice. E non me ne rendevo conto. Eravamo una famiglia perfetta», ha raccontato l’ambulante. «È inutile girarci intorno: sono morte tre persone. Con questo dolore e con il senso di colpa dovrò convivere per sempre».