L'operazione

Scoperta una frode da 60 milioni

La Finanza indaga su una società forlivese con sedi nel Reggiano

REGGIO EMILIA. Dovrà rispondere di una maxi frode da 60 milioni di euro l’amministratore di una società forlivese di prodotti di elettronica che operava anche nel Reggiano. Al centro della vicenda M.P., residente a Sasso Marconi (Bologna) e capo di una società forlivese attiva nelle province di Forlì-Cesena, Parma, Reggio, Ferrara, Bologna e Rimini. La denuncia nasce da un’indagine della Guardia di Finanza e dell’Ufficio delle dogane di Forlì.

L’accusa è duplice. Da un lato, c’è il mancato versamento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva); dall’altro, l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per procurarsi inesistenti crediti Iva. Per le Fiamme Gialle è il sistema “frode carosello”, secondo cui tra il venditore e il destinatario s’interpone un terzo ente.
Nel comunicato della Guardia di Finanza sono citate 36 società «inesistenti o che emettevano fatture per operazioni inesistenti. Molte di queste (12) sono state anche dichiarate fallite o hanno cessato l’attività dopo aver accumulato una forte esposizione con l'erario».

Maxi frode carosello, Iva evasa per 60 milioni di euro

La società, precisa la Guardia di Finanza, «era stata dichiarata fallita nel 2015, dopo aver maturato debiti per oltre 58 milioni di euro, di cui 4 verso fornitori e 54 verso l’erario. In tal modo la società forlivese (che aveva raggiunto un volume d'affari tra i 25 e i 30 milioni di euro annui) aveva creato un vorticoso giro di fatture false per 60 milioni di euro, tramite altre società intestate per lo più a prestanomi».