Coltello e minacce, sommossa nel carcere di Reggio Emilia

Cinque detenuti hanno distrutto celle e bagni e minacciato gli agenti con armi rudimentali: trasferiti

REGGIO EMILIA. Hanno devastato i bagni di un’area comune, hanno fabbricato dei coltelli rudimentali con i cocci di ceramica e di metallo e li hanno utilizzati come armi bianche per minacciare gli agenti di polizia penitenziaria. Poi, riportati alla ragione dopo oltre tre ore di trattativa con il direttore dell’istituto, hanno proseguito la rivolta nelle rispettive celle, distruggendo ogni cosa e scagliando dalle sbarre cibo e calcinacci contro le guardie carcerarie. Ieri, infine, sono stati trasferiti separatamente in altre carceri.

È la sommossa che si è verificata lunedì alla Pulce di Reggio Emilia per mano di cinque detenuti nordafricani provenienti da Marocco, Tunisia e Algeria. Una rivolta sventata solo grazie all’operato degli agenti di polizia che, fortunatamente, se la sono cavata “solo” con qualche contusione a mani, piedi e collo.

Fra i poliziotti che fin dall’inizio sono intervenuti per sedare i cinque rivoltosi c’era anche Michele Malorni, segretario provinciale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe). «Questi cinque soggetti – spiega – erano fra quelli che non rispettavano le regole dell’istituto penitenziario e mettevano a repentaglio l’incolumità anche degli altri carcerati. Per questo erano sottoposti a un regime più restrittivo ed erano stati isolati in un reparto assieme ad altri dieci individui non meritevoli del regime aperto. Nonostante ciò, si garantisce loro l’apertura delle celle per otto ore al giorno, ma questi continuavano a pretendere di ottenere un lavoro rifiutandosi di capire che ci sono delle turnazioni e delle graduatorie da rispettare».

Così, per far valere le loro richieste, hanno pensato di mettere in atto una sommossa. «Lunedì verso le 11 – prosegue Malorni – mentre erano nel cortile dove i detenuti possono camminare, correre o svagarsi sono andati nei bagni e hanno sfasciato tutto. Hanno divelto i lavandini, danneggiato le plafoniere e usato i vetri, i cocci di ceramica, le lamiere e i neon come armi contro di noi. Sono anche riusciti a fabbricarsi una specie di coltello rudimentale, che brandivano verso gli agenti. Non solo, si sono anche praticati delle lesioni con delle schegge tagliandosi diverse parti del corpo. Solo con l’intervento del direttore, giunto appositamente da Piacenza, siamo riusciti a riportare la calma».

Fondamentale durante questa trattativa è stata la mediazione del direttore che, prosegue il sindacalista del Sappe, «per oltre tre ore li ha ascoltati uno per uno e ha garantito loro che avrebbe valutato le loro richieste. Quindi sono stati accompagnati nell'infermeria, sono stati lavati e infine ricondotti in cella». Anche allora tuttavia i cinque non si sono placati e hanno continuato con la loro sommossa.

«Hanno distrutto le loro camere di pernottamento – prosegue Malorni – i bagni, tirato i detriti e il cibo contro gli agenti, imbrattato le pareti e sono andati avanti fino a questa mattina (ieri, ndr). Poi finalmente la nostra richiesta di trasferimento è stata accolta e sono stati spostati in altri penitenziari, mentre cinque colleghi sono finiti al pronto soccorso per accertamenti con diverse contusioni».

Una sommossa, questa, che si aggiunge agli altri casi di proteste all’interno della Pulce. «Qui in carcere – conclude l’agente – siamo troppo pochi è da tempo che lo ripetiamo. Abbiamo bisogno di più uomini soprattutto ora che apriranno due nuovi reparti, uno per i trans e uno di reclusione».