Reggio Emilia, suicida in cella uno dei cinque rivoltosi

di Leonardo Grilli


Il ragazzo tunisino di 28 anni si è impiccato prima del trasferimento disposto dopo la sommossa a cui aveva partecipato

REGGIO EMILIA. Si è suicidato nella sua cella, impiccato con un lembo del suo lenzuolo, uno dei cinque carcerati che lunedì mattina avevano iniziato una sommossa all’interno dell’istituto penitenziario di Reggio Emilia. Un gesto, quello compiuto dal 28enne tunisino, arrivato alla vigilia del suo trasferimento in un’altra struttura disposto proprio a causa della sua condotta alla Pulce.

Tutto è successo nella notte fra lunedì e martedì. Poche ore prima il ragazzo, dopo aver distrutto assieme ad altri quattro carcerati i bagni di un’area comune del penitenziario, aveva minacciato gli agenti con armi rudimentali. Erano servite oltre tre ore di trattative per riportare lui e gli altri alla ragione. Il 28enne era quindi stato visitato in infermeria, ascoltato e tranquillizzato e gli era stato anche dato del tabacco per venire incontro alle sue esigenze.

«I penitenziari sono luoghi di disperazione»<br />

Tutto sembrava essere tornato alla normalità e il giovane, che sarebbe dovuto rimanere in galere fino al 2041 per un omicidio commesso in un’altra provincia, non dava segni di instabilità. Poi, verso mezzanotte, il suicidio.

Il tunisino ha strappato dei lembi del suo lenzuolo, li ha arrotolati e legati ad alcune sbarre e infine si è impiccato. Ad accorgersi di tutto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria di turno che sono intervenuti quando il ragazzo ancora respirava tentando in tutti i modi di rianimarlo ma per lui, ormai, non c’era più nulla da fare. «È stata una morte che ci ha lasciati tutti stupiti e scossi – racconta Michele Malorni, segretario provinciale del Sappe – visto un fine pena così lungo l’amministrazione penitenziaria aveva fatto di tutto per farlo sentire a suo agio, era seguito da psicologi, aveva un lavoro. Un gesto che non ci sappiamo spiegare».