Scandiano, la proposta: «Più soldi ai medici per salvare ostetricia»

L'idea è stata lanciata dall’Unione dei Comuni all'Ausl per rendere "attraente” il punto nascite

SCANDIANO. L’Unione Tresinaro Secchia contro la chiusura del punto nascite dell’ospedale Magati di Scandiano. Mercoledì sera, nell’ultima seduta prima delle ferie, tutti i consiglieri senza distinzione di gruppi hanno votato un ordine del giorno relativo al futuro dell’ostetricia scandianese. Il documento è stato presentato dal capogruppo di centro-sinistra Andrea Caroli e dopo la discussione ha ottenuto l’unanimità.

Arriva quindi una nuova presa di posizione degli amministratori locali sul tema più sentito di questi mesi, la riorganizzazione ospedaliera provinciale e la possibile chiusura di alcuni punti nascite. Quelli a rischio sono Scandiano e Castelnovo Monti, entrambi sotto al tetto minimo dei cinquecento parti annui, anche se nel caso scandianese la cifra è sfiorata (490 nati nel 2016). La commissione regionale nella sua relazione ha comunque chiesto la chiusura anche di Scandiano ma la Regione ha presentato una richiesta di deroga al ministero della Salute.

Il reparto scandianese chiuderà un mese da metà agosto a metà settembre, nella turnazione trimestrale che coinvolge anche Montecchio Emilia e Castelnovo Monti, per capire poi cosa accadrà nel lungo periodo.
Di sicuro, le forze politiche locali spingono in una direzione chiara e fanno precise richieste di potenziamento. Il documento approvato dall’Unione sottolinea l’importanza del punto nascite, nel cuore di una zona molto popolosa e riferimento anche per una porzione di montagna. E chiede soprattutto l’impegno dell’Ausl per potenziare le ostetricie, in grande difficoltà nel trovare specialisti, proponendo offerte «attrattive».

L’Ausl deve predisporre «ogni azione possibile per potenziare il proprio organico di medici ginecologi, anestesisti e pediatri attraverso le opportune forme di reclutamento che propongano ai professionisti contratti che siano più possibile attrattivi, sia in termini di inquadramento economico che di durata», recita l’ordine del giorno.
Per fronteggiare il problema si domanda poi maggior interazione con le province emiliano, studiando «con la Regione e con le aziende vicine un protocollo di solidarietà per affrontare eventuali situazioni di crisi improvvisa in termini di personale, che permettano di scongiurare – in futuro – il ripetersi di simili scenari».

Anche perché la soluzione di dirottare su Reggio le nascite scandianesi non è ritenuta praticabile, almeno sino alla nascita della nuova casa del bambino: «Il rischio è di lasciare sguarnito un territorio e sovraccaricare una struttura che ancora non è stata riqualificata come dovrebbe». (adr.ar.)