Il Parco delle Caprette chiede cura e sicurezza

di Gabriele Farina

Inizia dalla zona sud il percorso alla scoperta delle aree pubbliche reggiane. Tra i punti di forza il tragitto pedonale sul Crostolo. Bocciata la manutenzione

REGGIO EMILIA. Estate è tempo di mare, montagna, ma anche di passeggiate all’aria aperta. Con l’arrivo della bella stagione aumenta la voglia di muoversi, leggere, giocare in un parco e nella città del Tricolore gli spazi verdi non mancano di certo. Nell’elenco del sito del Comune se ne trovano oltre 150, di varie dimensioni. In che stato si trovano? Ai reggiani piacciono?

Per rispondere a queste e altre domande abbiamo iniziato un tour. La prima tappa è al Parco delle Caprette, posizionato nella zona a sud di Reggio. Non tutti sanno che è dedicato all’educatrice Maria Olivi, ma tutti lo conoscono e l’apprezzano per gli animali posizionati in un recinto con alcuni cavalli nani. Esemplari a cui si avvicinano persone di tutte le età, ma con un’avvertenza: vietato dar loro da mangiare.

«Era un luogo sacro, ora c’è paura»<br />

Su uno dei quattro lati si trova un’indicazione con i comportamenti da seguire e i servizi offerti nell’area verde. C’è un’indicazione con il Wi-Fi, ma il servizio non va dappertutto. Una palla indica la possibilità di giocare a pallone e in effetti il campo c’è. Mancano le reti delle porte e le stesse non sono nuovissime. Vicino c’è un parco giochi in cui da un’altalena sono stati asportati i sedili e le catene.

A destra del campo c’è quello che appare lo scheletro di una panchina in pietra. Su due lati, si notano  impalcature metalliche e un filo intrecciato, ma sono i tanti sassi di varia dimensione a preoccupare, soprattutto in un’area altamente frequentata da bambini. Tante le pietre mancanti (o instabili) nella pavimentazione che conduce a un’altra area giochi. All’interno si trova un minigolf, uno spazio per l’autoscontro e un circuito in cui c’è un trenino. Se le panchine in pietra lasciano a desiderare, quelle in legno – seppur datate – sono in buono stato.

Tutto nacque da un Comitato negli anni ’70

Tra i punti di forza del parco, il percorso ciclo-pedonale che conduce a sud-ovest, verso Rivalta, e il Parco della mente, ovvero l’area dedicata ad attività per la mente e il corpo. I sentieri sono in generale ben tenuti. Lungo la passeggiata, infatti, si nota appena qualche busta di plastica per terra, a fronte di una superficie di 28mila metri quadri. Inoltre, i punti luce sono tanti.

Tanti sarebbero potuti essere i posti auto se fosse decollato il parcheggio a sud dell’area verde. Prima dei potenziali stalli, invece, si notano panettoni gialli che delimitano gli accessi. Chi vuole posteggiare, insomma, è costretto ad andare da un’altra parte.