Tutto nacque da un Comitato negli anni ’70

Decisivi l'alluvione del 1973 e il ruolo dei residenti

REGGIO EMILIA. Un’area verde nata da un comitato. Correvano gli anni ’60 quando il Comitato di autogestione di via Monte Cisa sollecitò le autorità per far spostare l’alveo del torrente Crostolo. Nel 1973, dopo un’alluvione nella zona che causò due morti, le autorità competenti intervennero. I tecnici spostarono ingenti quantità di terra, che andarono così a formare l’attuale Parco delle Caprette.

Il nome deriva dagli omonimi animali di razza tibetana contenuti (con alcuni cavalli nani) in un recinto posizionato vicino all’ingresso nord dello spazio, dedicato ufficialmente all’educatrice Maria Olivi. L’area verde si estende per circa 28mila metri quadri in direzione sud, culminando nella passeggiata del Crostolo che conduce al vicino parco Renato Fucini. È la seconda tappa di un percorso verde che conduce fino a Rivalta.
Il parco è stato progettato secondo una concezione tipica dell’Europa centrale: grandi porzioni di alberi e cespugli si alternano parti dedicate a radure e prati. (g.f.)