Da Castelnovo Monti a Roma per salvaguardare i punti nascita

Una delegazione del Pd emiliano ha incontrato il sottosegretario Davide Faraone

CASTELNOVO MONTI. Due giorni fa una delegazione di parlamentari emiliani del Pd ha incontrato a Roma, al ministero della Salute, il sottosegretario Davide Faraone per sostenere la richiesta presentata dalla Regione Emilia Romagna, di ottenere una deroga alla normativa nazionale e mantenere in funzione sei punti nascita, in altrettanti ospedali del territorio, che per ragioni specifiche, non hanno raggiunto il tetto annuo dei 500 nati.

Si tratta degli ospedali di Mirandola (Modena) e Cento (Ferrara), situati nel cratere sismico del 2012, di quello di Scandiano (Reggio Emilia) che è sceso sotto il tetto stabilito a livello nazionale nel solo anno 2016, e dei tre ospedali montani di Pavullo (Modena), Castelnuovo Monti (Reggio Emilia) e Borgo Val di Taro (Parma). La delegazione di parlamentari emiliani era composta da Davide Baruffi (Modena), Paola Boldrini (Ferrara), Maino Marchi, Antonella Incerti, Vanna Iori e Leana Pignedoli (Reggio Emilia) e Giuseppe Romanini, Patrizia Maestri e Giorgio Pagliani (Parma).

Scandiano e Castelnovo la giunta chiede la deroga

I parlamentari si sono fatti portavoce delle preoccupazioni delle comunità locali per l’eventuale decisione di chiudere punti nascita che rappresentano un servizio cruciale per i residenti.

«Si tratta di situazioni diversificate – commentano i parlamentari emiliani – ma accomunate da uno stretto rapporto con i rispettivi territori. Gli ospedali di Mirandola e Cento sono scesi sotto la soglia nazionale di nascite solo dopo le scosse del 2012 e, piano piano, con il ritorno graduale alla normalità, stanno risalendo. Quello di Scandiano non ha raggiunto la quota prevista solo nell’anno passato e ci sembra opportuna una valutazione di più ampio periodo. La situazione più delicata è senz’altro quella degli ospedali di montagna».

Chi abita sul crinale, se dovessero chiudere, i punti nascita dell'Appennino, potrebbe impiegare oltre un’ora e mezza di macchina per raggiungere gli ospedali di città. Anche per salvaguardare queste specificità territoriali, la Regione Emilia Romagna, nel chiedere la deroga, ha assicurato l’impegno a individuare soluzioni strutturali, organizzative e tecniche che garantiscano la massima sicurezza delle strutture ospedaliere, per le quali, tra l’altro, sono già previsti specifici investimenti. Il sottosegretario Faraone ha ribadito come il Ministero stia ricevendo in queste ore la pratica dalla Regione Emilia-Romagna e come ci sia la massima disponibilità all’ascolto e al confronto con i territori.

Le singole situazioni saranno oggetto di attenta valutazione, tanto che il Ministero, già a settembre, si farà promotore di un confronto istituzionale con la Regione Emilia Romagna con l’obiettivo di ricercare soluzioni il più possibile condivise.