Cooperative: Ccfs e Aqua, denunciati i vertici

Reggio Emilia: Siligardi, socio di minoranza, li ha querelati per appropriazione indebita e truffa aggravata

REGGIO EMILIA. Accuse pesanti – appropriazione indebita aggravata e truffa aggravata – a chi guida la Ccfs (la “cassaforte” del mondo cooperativo) e Aqua spa (impegnata a produrre filtri per piscine, di cui la Ccfs è il socio di maggioranza).

Sono state messe nero su bianco in una querela nei confronti di cinque persone: Pasquale Versace (presidente del cda della Ccfs), Claudio Ferrari (presidente del cda di Aqua spa), Giuseppe Davoli (consigliere del cda di Aqua spa e amministratore delegato di Ccfs Immobiliare), Andrea Pedretti (consigliere del cda di Aqua spa) e Laura Bigi (liquidatore della Inno Tecs srl, presidente del cda di Ccfs Immobiliare e presidente del cda di Finanza Cooperativa).

L’azione legale è stata avviata da Giovanni Siligardi – socio di minoranza di Aqua spa – che è tutelato dagli avvocati Antonio Di Pietro (il noto ex magistrato del pool di Mani pulite nonché leader politico, ora nei panni forensi) e Sergio Nicola Aldo Scicchitano.

«La società Aqua – viene rimarcato nella querela – al fine di favorire il socio Ccfs e le sue consociate (Ccfs Immobiliare, Innotecs, Finanza Cooperativa) e far rientrare il socio dei finanziamenti concessi alla partecipata Aqua, ha riconsegnato tutti gli immobili in leasing stipulando un accordo del tutto pregiudizievole per la società Aqua e quindi indirettamente per i soci di minoranza, a cui viene negato l’accesso a qualunque documento, accordando al socio di maggioranza non un semplice equo compenso per i risolti raporti di leasing, ma l’intero valore dell’operazione».

E secondo i due avvocati che hanno “firmato” la querela, tutto ciò avrebbe causato un danno sui sei milioni di euro al socio di minoranza Siligardi di Aqua. Depositato l’atto, ora sulla vicenda farà accertamenti la procura di Reggio e Siligardi ha già chiesto di essere sentito dal magistrato che affronterà la vicenda. Il deciso “paso” penale non è il solo in ambito giudiziario, in quanto sempre Siligardi ha chiesto sul versante civilistico un risarcimento-danni di ben 17,5 milioni di euro (è ancora pendente l’arbitrato) alla Ccfs.

Quest’ultimo braccio di ferro legale si è innescato dopo che Siligardi è stato estromesso dal cda di Aqua e Hakufin (è l’azienda di cui lo stesso Siligardi è amministratore unico) ha visto il suo peso ridimensionato nel capitale sociale di Aqua.

I vertici cooperativi “aggrediti” dalle due azioni legali – confidando nell’operato della magistratura – parlano di intervento secondo le norme, teso soprattutto a salvare i posti di lavoro di Aqua.