Correggio, la rabbia dopo l’arresto: «Più pattuglie? Non basta»

di Gabriele Farina

I cittadini commentano l’inseguimento e speronamento tra carabinieri e ladri. «Non è un fatto di percezione d’insicurezza perché questi rubano ogni giorno»

CORREGGIO. Solidarietà ai carabinieri e rabbia verso lo Stato. Un paradosso vissuto dai correggesi il giorno dopo l’inseguimento dei ladri e successivo speronamento dell’auto dei carabinieri nella zona delle piscine.

Hanno vissuto con apprensione quei momenti, seppur non dal vivo, ma dai social network. E salutano con favore l’operazione che ha condotto all’arresto di Bardhok Lleshaj, 33enne albanese residente a Parma, che dovrà rispondere di concorso in furto aggravato e tentato furto aggravato.

Ma per i correggesi non è un fatto risolutivo. I due complici sono a piede libero e le esperienze del passato li invitano a prendere con cautela la richiesta presentata dal sindaco, Ilenia Malavasi, al comandante provinciale dell’Arma, colonnello Antonino Buda: rafforzare la Stazione di Correggio e incrementare il numero dei militari presenti sul territorio.

Inseguimento e speronamento a Correggio, un 33enne albanese ai domiciliari

«I carabinieri fanno il loro mestiere e anche bene – esordisce Cristina Manzotti –, ma al momento c’è troppa delinquenza. Almeno c’è il web: circolano le informazioni e ci si attiva prima. A Correggio ci sono inseguimenti e furti. Tante persone sono venute nel nostro negozio per rifare le fototessere per i documenti dopo il furto dei portafogli. Nella nostra attività hanno fatto un buco nelle vetrina due volte, rubando quello che c’era. Abbiamo l’allarme ma tutte le sere togliamo tutto dalla vetrine».

Qualcun altro ha avuto un’esperienza diretta. «Ho avuto i ladri in casa – conferma Salvatore Giardina – e dal mio vicino sono venuti tre volte. Nella nostra zona hanno “visitato” quasi tutte le abitazioni. Se uno li scopre e telefona al 112, i carabinieri arrivano subito e anche le segnalazioni sul web funzionano bene. Tuttavia, i militari rischiano di prendere coltellate e colpi di pistola per poi vedere i ladri fuori già dall’indomani».

Una voce confermata praticamente da tutti. «Le forze dell’ordine non possono fare niente – ribatte Alessandro Beltrami – e noi siamo in balia dei delinquenti. Noi baristi veniamo minacciati se non li diamo da bere: ci è già capitato. Serve la certezza della pena, è colpa della politica».

«I carabinieri sono bravissimi e fanno il loro mestiere – riprende Giuseppe Lasagna – ma sono le leggi che vanno cambiate. In Italia manca soprattutto la classe politica».

«Vogliamo più carabinieri a Correggio»

Appena il giorno prima Malavasi riprendeva il punto della certezza della pena, in quanto «impegna gli amministratori e va portato a livello parlamentare». Il sindaco ha partecipato anche a diversi incontri con i cittadini, in cui è emersa la stessa richiesta, ma questo semba non bastare.

«Da qualche anno non siamo più sicuri né come cittadini né come commercianti – garantisce Cristina Gorrieri –. Almeno due anni fa abbiamo fatto presente la situazione. Avere più carabinieri va benissimo, ma se i ladri tornano subito liberi rifanno ciò per cui sono stati arrestati. Non si tratta di una percezione d’insicurezza: questi rubano. A Correggio i ladri sono entrati in quasi tutti i locali della zona».

«I furti sono ormai quotidiani», rimarca Alessandro Mazzali. Come tanti, ha seguito sui social network l’inseguimento nella notte tra giovedì e venerdì. «Non m’aspettavo una notizia così su Facebook – commenta il giovane – e mi ha fatto impressione leggere di un inseguimento in paese».

Un’esperienza insolita anche per Arrigo Tirelli, che torna sull’incremento del numero dei militari: «Avere più carabinieri sicuramente serve e il sindaco ha fatto bene ad averli richiesti. Tuttavia, la certezza della pena è fondamentale».

«Sui social qualcuno fomenta gli allarmismi»

Resta più scettica, invece, Luisa Andreoli, secondo la quale «i carabinieri hanno le mani legate e rischiano costantemente la vita mentre i ladri escono il giorno dopo e c’è un rimbalzo di responsabilità a livello normativo».

Nell’attesa di un cambiamento da Roma, non resta che adottare misure di sicurezza e avere i cellulari a portata per monitorare la situazione. «I social possono servire come passaparola – conclude Lucia Barbati – e sono utili perché danno informazioni in tempo reale. Però bisogna stare attenti perché informazioni errate (come la sparatoria mai avvenuta, ndr) fanno solo aumentare la paura. Sono strumenti da usare con buon senso».