Il Ris conferma: la aggredì con l’acido

di Tiziano Soresina

Le analisi del liquido rimasto nella bottiglietta aggravano la posizione del marito che si avventò sulla moglie in tribunale

REGGIO EMILIA. Si è aggravatala posizione del marocchino 38enne Abdelaziz Motassim: le analisi dei carabinieri del Ris di Parma hanno confermato quanto già si sospettava, cioè che era acido il liquido gettato in faccia dal nordafricano alla moglie in tribunale.

La conferma è arrivata al pm Isabella Chiesi – che coordina le indagini dei carabinieri – dopo che il reparto di investigazioni scientifiche ha esaminato con cura quel che resta (un dito di liquido) del contenuto della bottiglietta.

L’aggressore è in carcere per lesioni aggravate e maltrattamenti. Fra le aggravanti che gli vengono contestate c’è la premeditazione, come rivelato dalle immagini della telecamera posizionata davanti al bar del tribunale. Abdelaziz è stato fulmineo – il 26 giugno scorso – nell’aggressione alla moglie 30enne, perché la bottiglietta contenente l’acido l’ha estratta da una tasca laterale dei pantaloni. Nessuna polverina mischiata con l’acqua mentre erano entrambi seduti al bar, il nordafricano aveva già tutto pronto e con quella tasca rigonfia (contenente appunto la bottiglietta) è riuscito ad oltrepassare i controlli all’ingresso del palazzo di giustizia. Il video, quindi, smentisce quanto detto dall’uomo agli inquirenti nell’immediatezza dei fatti, cioè che si era difeso perché aggredito dalla moglie che teneva la bottiglietta con l’acido nella borsetta. Immagini che smentiscono anche quanto detto confusamente in seconda battuta dal 38enne nell’udienza di di convalida dell’arresto, cioè che aveva con sè la bottiglietta con l’acido perché voleva farla finita, inoltre che era stato lui a decidere di lasciare la moglie (in realtà la donna vuole separarsi perché stanca delle angherie subite dal coniuge ed ora vive in un luogo segreto della “Casa delle donne”). Oltre alla premeditazione, vi sono altre due aggravanti: il legame coniugale (tecnicamente la “coniugio”) e l’uso di una sostanza corrosiva.