«Nessun taglio al Magati di Scandiano per dieci neonati in meno»

Parte la raccolta di firme contro la chiusura del punto nascite. «Siamo a quota 490 parti contro i 500 previsti dalla legge: è solo una scusa»

SCANDIANO. Una raccolta firme contro ogni eventualità di chiusura del punto nascite dell’ospedale Magati di Scandiano, «una divisione imprescindibile della struttura sanitaria del comprensorio ceramiche reggiane».

La sottoscrizione partirà in questi giorni, promossa in primis da Giuseppe Pagliani, capogruppo di Forza Italia in Provincia e storico riferimento del centro-destra scandianese. I moduli sono già pronti e la raccolta vera e propria inizierà nei prossimi giorni, approfittando di mercati, sagre e iniziative pubbliche all’aperto in un periodo dell’anno in cui questi eventi tendono a moltiplicarsi.

«Esprimiamo piena contrarietà riguardo all’ipotesi di chiusura del reparto di ostetricia dell’ospedale Cesare Magati di Scandiano. La struttura da anni rappresenta un punto di riferimento per l’intero comprensorio delle ceramiche nel quale risiedono 87 mila persone», recita il documento di raccolta firme.

E prosegue: «Nessuno dovrà approfittare dei 490 parti dello scorso anno, considerando che il numero di 500 è solo distante di 10 parti in un intero anno. Non accettiamo la concentrazione totale della sanità della provincia sul congestionato ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia».

La petizione è un’ulteriore risposta al futuro in bilico del reparto ostetrico scandianese, uno dei due punti ospedalieri reggiani – assieme a Castelnovo Monti – a non raggiungere la soglia minima dei 500 parti, anche se pure per un soffio.

La commissione regionale sul tema ha chiesto la chiusura di questi due punti nascite così come di quelli di Pavullo e Borgo Val di Taro, la Regione Emilia Romagna ha poi presentato domanda di deroga al ministero della Salute, che ora dovrà decidere.

Sul territorio sono partite le mobilitazioni, pochi giorni fa la maggioranza Pd scandianese ha presentato un’interrogazione ma la risposta del sindaco Mammi, che rimanda alla prossima conferenza socio-sanitaria per la revisione dell’assetto ospedaliero reggiano, «non convince» Pagliani.

«La nostra posizione è ancora più netta – sottolinea –. I 490 parti dello scorso anno non possono divenire una scusa per togliere di mezzo una delle eccellenze sanitarie della provincia reggiana. Il reparto guidato dal dottor Cerami, insieme all’ottimo staff di medici e di ostetriche che ci lavorano, è da anni il luogo ideale dove partorire. Sia per competenze, sia per i trattamenti, è un punto di riferimento per le gestanti che risiedono nel nostro territorio».

Scandiano è ora coinvolto nel giro di chiusure mensili dei punti nascite deciso dall’Ausl, una turnazione che coinvolge anche Montecchio e Castelnovo Monti. La chiusura estiva a turno è stata decisa per sopperire a carenze strutturali di personali e a contingenze precise (in particolare a Montecchio).

Anche questo è un provvedimento poco gradito: «Risulta alquanto curiosa la fretta con cui il direttore generale Nicolini è corso ad imporre queste temporanee chiusure», sottolinea ancora il politico di Forza Italia. «Di certo eguale attenzione non l’aveva quando le aziende sanitarie reggiane erano separate e lui stesso era direttore generale della sola azienda sanitaria locale e territoriale cui facevano parte i tre punti nascite sabotati durante questa estate», attacca Pagliani ricordando la recente fusioni fra Ausl provinciale e Santa Maria Nuova in un’unica azienda sanitaria.

Adriano Arati