Web, a Reggio Emilia troppe trappole: colpiti minori e ditte

di Tiziano Soresina

Negli ultimi cinque anni raddoppiati gli illeciti informatici, specie sui social. Più denunce per frodi, pedopornografia, furti d’identità e accessi abusivi

REGGIO EMILIA. Sono sempre più alti – a Reggio – i rischi di diventare vittima di un reato informatico. Una vera e propria escalation del crimine online. Fonti investigative qualificate dicono che il sempre più massiccio utilizzo di Internet nella nostra provincia ha creato una vera e propria “giungla” pericolosa per i navigatori, specie per chi ha un profilo su Facebook o Instagram oppure un account su Twitter.

Impietoso il dato all’insù che “filtra” dalla polizia postale e dai carabinieri, a cui ora si è aggiunta l’analisi di Das (compagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale e che con “difesa web” assiste in giudizio i cittadini) che relativamente a Reggio è arrivata alla conclusione che fra il 2010 e il 2015 le denunce per reati informatici sono raddoppiate (+107%).

Numeri preoccupanti che gli inquirenti reggiani “allungano” tranquillamente sino ai giorni nostri. Entriamo fra le pieghe di questo inquietante fenomeno telematico.

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ACCESSI ABUSIVI. Gli hacker sempre più spesso si infilano nei “buchi” dei sistemi informatici, violano il server preso di mira. Come è accaduto – di recente – ai nove siti di scuole reggiane e la firma è stata quella del “Tunisian Fallaga Team”. Di fatto è stata cambiata l’home page dei siti, inserendovi quella nera con scritte in inglese contro l’Occidente. Ancora in corso gli accertamenti per capire se le finalità di questo attacco siano legate al terrorismo islamico (in questo caso il reato è di competenza dei pm della Dda di Bologna), oppure se si tratti del gesto di un hacker che vuole “pubblicizzare” le proprie intrusioni telematiche (sarebbe comunque un illecito, però di competenza della procura distrettuale felsinea).

FRODE INFORMATICA. Si tratta di una piaga che sta colpendo soprattutto quelle aziende reggiane che investono decisamente poco sui sistemi di sicurezza informatici. Il caso più classico è quello dell’acquisto di merce fra due ditte che si “parlano” esclusivamente online. C’è chi sa introdursi illegalmente in questi rapporti commerciali (prevalentemente tenuti via mail)– la tecnica viene definita in gergo man in the middle (uomo in mezzo) – per poi riuscire ad incassare il pagamento anticipato (di solito cifre importanti) della merce prima dell’invio. Se ne occupa – per competenza – la procura di Bologna.

PEDOPORNOGRAFIA. La distribuzione e commercializzazione di foto spinte raffiguranti minorenni ha ora subìto un’evoluzione, perché sempre più spesso i protagonisti in negativo non sono solo adulti che frequentano siti agghiaccianti, bensì ragazzini che diffondono immagini (specie su WhatsApp) a dir poco audaci ricevute da amiche o ex fidanzate. Tante le denunce di genitori imbufaliti e non poco lavoro poi per il tribunale per i minorenni di Bologna.

DIFFUSIONE DI VIRUS. Quella dei virus informatici è un’arma che colpisce aziende ma anche privati. Vengono “infettati” i programmi e per liberarsi di queste “catene” viene chiesto un riscatto da pagare in bitcoin (moneta elettronica creata otto anni fa da un anonimo inventore). Se ne occupa sempre la procura bolognese.

CYBERBULLISMO. Questo è un fenomeno particolarmente articolato che coinvolge per lo più i minorenni. L’intento sul web è quello di isolare chi è preso di mira, compiendo reati più o meno gravi. Un ginepraio che, a seconda dei casi, viene affrontato dalla procura minorile di Bologna o dalla procura di Reggiorelativamente a maggiorenni convolti.

DIFFAMAZIONE. Qui siamo di fronte ad una vera e propria “esplosione”, in un florilegio di frasi e commenti inaccettabili di quelli che ormai sono stati battezzati i “leoni da tastiera”. Fascicoli su fascicoli sono presenti in procura a Reggio.

TRUFFA ONLINE. Gli acquisti su Internet (auto, case in affitto per le vacanze e via di questo passo) hanno più che preso piede e al contatto sul web segue anche la telefonata. Nel mirino la caparra di una vendita inesistente, poi il truffatore sparisce. Gli importi sono più modesti rispetto alle frodi informatiche. Ma i processi a Reggio sono non pochi per questo tipo di raggiri.

FURTO D’IDENTITÀ. L’impadronirsi sulla Rete dei dati personali è devastante: da qui, per esempio, la clonazione di carte di credito e bancomat per acquisti ingenti.Ma la sostituzione di persona sul web può avere conseguenze da brivido.