«Con internet pedofili sempre più giovani»

Il docente universitario e avvocato Scarpati: «La prevenzione consiste prima di tutto nel parlare»

REGGIO EMILIA. . «La prevenzione consiste prima di tutto nel parlare con i propri figli. Non possiamo impedire che ai nostri figli accadono fatti spiacevoli ma possiamo fare in modo che ci sia una linea di dialogo che può evitare che un pedofilo possa mettere in atto un disegno pericoloso nei loro confronti oppure nei confronti dei figli degli altri. Facciamo capire ai nostri figli che siamo lo scoglio a cui possono attaccarsi. Altrimenti può accadere, come accade, che i bambini si chiudano nel silenzio».

Marco Scarpati, docente universitario in materia di tutela dei diritti dei minori all’Università Bicocca di Milano, dove è incaricato del master sui diritti dell’infanzia, come avvocato ha assistito e assiste numerosi minorenni vittime di violenza sessuale in procedimenti penali. La grande competenza che ha in materia testimonia, purtroppo, la diffusione di questi reati. «In questo momento ho una quarantina di fascicoli sulla mia scrivania di casi che sono a processo o vi stanno per approdare».

Non è la prima volta che un bambino con dei problemi viene preso di mira.

«Di norma i pedofili cercano bambini ai margini, con famiglie problematiche, che più difficilmente denunciano. Questo non sarebbe il primo caso di bambino con handicap, un ritardo, che viene adescato. Come avvocato mi sto occupando di due casi del genere in questo momento. I bambini con dei problemi possono avere delle difficoltà in più a raccontare, in certi casi non hanno le parole per farlo. Per questo il pedofilo li sceglie».

La stupisce che un giovane di 21 anni venga accusato di pedofilia?

«No. La pedofilia è una problematica che insorge di norma intorno ai 14, 15, 16 anni, quando si comincia a focalizzare la tipologia di approccio sessuale. In uno studio al quale presi parte nel 1982 che presentammo in Thailandia affermavamo che il modello classifico del pedofilo, identificato come un ultraquarantenne, non esistesse più e sempre più spesso si avesse a che fare con delle persone sotto i 30 anni. Oggi questo è un dato di fatto, tra l’altro anche perché internet ha modificato l’approccio alla sessualità. Il pedofilo in passato passava all’atto dopo una vita di grossi patemi, oggi vi arriva con più velocità».

Esistono culture più inclini delle altre a questi reati?

«Se esistesse un Paese esente da questo problema saremmo tutti lì a studiare questo Bengodi. La percentuale di pedofili è costante nel mondo».