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Il sindaco: «Se è rimasto qui devo sapere dove vive »

REGGIO EMILIA. «Scusate ma se non è più in quella casa come ha detto al giudice, dov’è è andato a vivere il pedofilo adesso che è libero? Io sono il sindaco e devo saperlo». La domanda imperversa da...

REGGIO EMILIA. «Scusate ma se non è più in quella casa come ha detto al giudice, dov’è è andato a vivere il pedofilo adesso che è libero? Io sono il sindaco e devo saperlo». La domanda imperversa da tre giorni, da quando cioè il 21enne pakistano reo confesso della brutale violenza sessuale perpetrata a un ragazzino disabile è a piede libero. Ma a porla animatamente in questi termini è il sindaco del comune della Bassa reggiana dove il 10 luglio è avvenuta la violenza e dove, fino a poche ore fa, l’indagato aveva un domicilio. Venuta a galla la violenza, è stato messo alla porta dal connazionale che lo ospitava, trovando ora un’altra sistemazione, che resta però ignota. Un cruccio per il sindaco della Bassa del quale non faremo il nome così come non rendiamo noto quello dell’orco, come già spiegato in precedenza, per non rendere riconoscibile la piccola vittima che merita la tutela del caso.

Dopo l’ordinanza con la quale il giudice dell’indagine preliminare ha stabilito misure cautelari meno afflittive (su tutti l’obbligo di firma dai carabinieri e il divieto di avvicinamento alla vittima) il sindaco si è subito adoperato per cercare di capire dove fosse finito l’indagato reo confesso della violenza certificata dall’ospedale di Reggio.

«Ho scritto alla segreteria del giudice per avere informazioni in merito, così come voglio sentire la pm Pantani per capire quanto ci vorrà per il riesame – ci dice l’amministratore pubblico –. Sono intervenuti un po’ tutti su questo caso e le considerazioni di alcuni, come Vanna Iori, sono per me pienamente condivisibili. Alle mie richieste di informazioni per ora non ha ancora riposto nessuno, ma spero che lo facciano presto. La sollevazione popolare che è seguita all’ordinanza è condivisibile. Ho trovato la decisione stucchevole. Prendere certe posizioni contro il provvedimento è non solo condivisibile ma giusto. Io devo rassicurazione i miei cittadini rispetto alla messa in libertà in un luogo ignoto di una persona che ha confessato un reato terribile».

Il sindaco si è preso l’impegno anche di attivare i servizi sociali dell’Unione della Bassa «per capire come poter intervenire in favore del ragazzino affetto da deficit cognitivi e violentato». (e.l.t.)

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