PARLA LA PEDIATRA

"Un pedofilo non è disciplinato, è un manipolatore"

di Elena Ferrari

Pubblichiamo l'intervento della dottoressaElena Ferrari, medico pediatra e referente del tavolo Maltrattamento abuso, che ha scritto alla Gazzetta dopo la scarcerazione del 21enne che ha violentato un bimbo disabile

REGGIO EMILIA  Pubblichiamo di seguito l'intervento della dottoressa Elena Ferrari, medico pediatra e referente del tavolo Maltrattamento abuso, che ha scritto alla Gazzetta dopo la scarcerazione del 21enne che ha violentato nei campi della bassa reggiana un ragazzino di 13 anni con deficit cognitivi.

"Gentile Direttore, sono un medico pediatra di libera scelta del distretto di Reggio Emilia e sono referente, insieme ad altri colleghi, per la parte medica nel Tavolo di Lavoro Provinciale per il contrasto al Maltrattamento e Abuso all’infanzia, istituito dai vari comuni della Provincia in sinergia con l’Azienda Sanitaria.

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Nel mondo, secondo i dati dell’OMS, in un anno 150 milioni di bambine e ragazze e 73 milioni di bambini e giovani sono stati sottoposti a rapporti sessuali forzati.  Nella sola Europa viene molestato sessualmente un bambino su 5. Ma esiste una differenza abissale tra i casi assai scarsi denunciati e i casi emergenti dalle ricerche quantitative e retrospettive, un oceano di abusi non rivelati e non creduti, una massa di falsi negativi, una popolazione ampia e sofferente di vittime che non parlano o che, se parlano, spesso non sono credute che, anche se sono credute da qualcuno, non ottengono giustizia.

L’abuso sessuale sui bambini si configura sempre e comunque come un attacco confusivo e destabilizzante alla personalità del minore e al suo percorso evolutivo e può produrre disturbo post traumatico da stress acuto e/o cronico anche con espressione ritardata e persistente in età adulta. Spesso l’abusato diventa a sua volta abusante in età più adulta.

Per tale ragione, come addetti ai lavori abbiamo sentito la necessità di formarci con percorsi strutturati e professionalmente di altissima qualità.  

Nell'anno 2016 e nei primi sei mesi del 2017, l’AUSL ha finanziato un corso di 32 ore per tutti i pediatri di famiglia, per molti operatori del Pronto Soccorso, delle Pediatrie, dei Consultori, sull’intelligenza emotiva e sul depistaggio delle diverse forme di maltrattamento e abuso, con cui sempre più i professionisti della salute si trovano a dover fare i conti.
Ora, dopo quello che leggo sui giornali a proposito della violenza sessuale confessata dal 21 enne pakistano ai danni di un minore, per giunta disabile, sento il dovere morale e professionale di esprimere alcune considerazioni.

So che la legge prevede che, prima della condanna, si vada in carcere solo se ci sono il concreto pericolo di fuga (sappiamo che è un “irregolare”…), il pericolo di inquinamento delle prove (in questo caso verosimilmente la confessione esclude la sua configurabilità) e il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato. Nel caso in questione, di quest’ultimo è necessario e opportuno discutere.
 
Il pedofilo, perché di questo si tratta, non smette di essere pedofilo perché ammette la sua colpevolezza; anzi sappiamo dalla scienza (vedi DSM V) che chi ha una sessualità di questo tipo, perversa e malata, tende a ripetere i suoi comportamenti e a cronicizzare. Ora lasciare a piede libero un tale soggetto, non solo è pericoloso e spaventoso per la vittima ma espone anche altri minori che con lui possono venire a contatto nella vita di tutti i giorni.

La pedofilia è un reato e il pedofilo è un criminale e come tale va fermato e allontanato. Inoltre come malato va curato, per quanto è possibile, perché non è interesse né delle vittime né della comunità assumere atteggiamenti distruttivi e simmetrici nei confronti degli autori di violenza.

Quindi la decisione di non incarcerare o sottoporre a misure di cautela anticipatorie è molto grave e assolutamente non condivisibile. Come si fa a dire che “l’indagato ha mostrato uno straordinario senso di autodisciplina?”, quando sappiamo che il pedofilo è per sua natura un manipolatore e non si presenta mai come un violento stupratore ma con modi suadenti e delicati?

Sento un profondo disagio a riconoscermi in questa Giustizia. Stando dalla parte dei bambini ho la sensazione, purtroppo largamente condivisa con altri colleghi e operatori socio-sanitari, che non ci sia una ferma e decisa volontà di denunciare e reprimere con forza i maltrattamenti e gli abusi sessuali all’infanzia e che i veri poveri di oggi, siano in realtà i più piccoli.

Visti gli sforzi di medici e tavolo provinciale, servirebbe maggiore attenzione e aderenza alla realtà rispetto a reati verso i minori soprattutto in una città sensibile all'infanzia e all'istruzione come Reggio Emilia".

dott.ssa Elena Ferrari
Medico Pediatra di libera scelta
Neuropediatra
Referente del tavolo Maltrattamento abuso