«Hai dato a Reggio il tuo cuore e la tua intelligenza»

di Luciano Salsi

Tanti sono intervenuti ieri al funerale del poliziotto 68enne Don Franco Cutini: «Si metteva nei panni altrui per aiutare»

REGGIO EMILIA. Alla città Luigi Piscopo aveva dato il cuore, oltre all'intelligenza e all'iniziativa. La città gli ha dimostrato l'affetto che il poliziotto più amato dai reggiani s'era guadagnato partecipando con commozione al rito funebre celebrato ieri pomeriggio nella chiesa dei santi Giacomo e Filippo, nel cui territorio parrocchiale è situata la Questura. Il sindaco Luca Vecchi se n'è fatto interprete firmando il libro delle condoglianze e stringendo la mano ai familiari e ai colleghi venuti in massa alle esequie, molti in borghese, alcuni con le divise (basco nero orlato di rosso, giacca nera, cravatta rossa e blu) e il labaro dell'Associazione nazionale Polizia di Stato.

C'erano più di trecento persone, tanti amici, sportivi della Reggiana Nuoto e della Rubiera Nuoto, insieme ai rappresentanti di quella società civile con la quale Piscopo aveva saputo instaurare un dialogo cordiale e costruttivo, ponendosi alla guida, in quanto segretario provinciale e delegato nazionale del sindacato Siulp, di una riforma finalizzata a porre la polizia al servizio del cittadino. C'erano politici, amministratori e sindacalisti come Antonio Bernardi, Enrico Manicardi, Mario Monducci, Mario Poli e Loris Cavalletti, ma anche l'ex-brigatista Tonino Loris Paroli, grato nei suoi confronti per l'umanità con cui Piscopo lo trattava. 
 
Ci si poteva aspettare che la messa fosse officiata dal cappellano della Polizia, che per tradizione è un prete di San Giacomo come il vecchio don Pietro Iotti, ma l'ultimo cappellano, il parroco Alcide Pecorari, è morto nell’aprile scorso e nessuno, finora, è stato nominato al suo posto. La cerimonia, quindi, è stata celebrata da don Franco Cutini, un sacerdote della Curia amico del poliziotto scomparso, che ha citato San Paolo per sottolinearne le doti umane. «Piscopo – ha detto Cutini – aveva l’intelligenza del cuore, che è quella che più conta. Si metteva nei panni degli altri per aiutarli. Era un uomo di legge, ma sapeva che la legge da sola non risolve i problemi, che la legge senza l'amore non ci aiuta a vivere, che aiutare chi a volte sbaglia serve a dargli la possibilità di riprendersi. L’intelligenza del cuore è l’intelligenza più grande, che, attraverso la fede, ci porta a costruire un mondo migliore. Non dimenticheremo Piscopo. Riflettiamo su ciò che ha fatto per portare avanti il suo modo di vivere le relazioni umane». 
 
In prima fila erano il figlio Vincenzo, che ha ereditato la sua grande passione sportiva, la nuora Nadia e i nipotini Luigi e Greta. Luigi ha pronunciato con spontaneità la sua personale preghiera. Al termine la salma è stata condotta al cimitero di Rivalta. Alle tante manifestazioni di cordoglio s'è aggiunta ieri quella di Margherita Salvioli Mariani, segretaria generale aggiunta della Cisl Emilia Centrale, che lo descrive come di «un uomo e un sindacalista tutto d'un pezzo». «Abbiamo avuto modo – scrive Salvioli Mariani – d’incontrarlo e collaborare con lui in diverse occasioni. Era una persona seria e affidabile, che nello svolgimento dei suoi ruoli, sia di poliziotto che di sindacalista del Siulp, ha sempre rivelato una sensibilità e una visione che abbracciavano l'interezza dei problemi. Il nostro territorio con la perdita di Piscopo si è sicuramente impoverito, anche se la speranza è sempre quella che venga preso a riferimento il buon esempio lasciato da cittadini come lui». 
 
Luigi Piscopo era nato ad Arzano, in provincia di Napoli, nel 1949, ma aveva trascorso a Reggio 37 anni della sua carriera e tutto il pensionamento. Pur conservando l'inconfondibile accento partenopeo era divenuto cittadino reggiano a tutti gli effetti, al punto da farsi benvolere dai rappresentanti del “pòpol giost”" di Santa Croce, che lo invitavano sempre alle loro feste. Da agente della Mobile salì progressivamente ai ranghi di ispettore, sostituto commissario di pubblica sicurezza e vice comandante della Digos. Ma fu soprattutto l'attività sindacale a farne la figura più rappresentativa della Polizia di Stato reggiana.
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